Francesco Paolo Frontini (Catania, 6 agosto 1860 – Catania, 26 luglio 1939) è stato un compositore, musicologo e direttore d'orchestra italiano.

«Bisogna far conoscere interamente la vera, la grande anima della nostra terra.
La responsabilità maggiore di questa missione dobbiamo sentirla noi musicisti perchè soltanto nella musica e nel canto noi siciliani sappiamo stemperare il nostro vero sentimento. Ricordatelo». F.P. Frontini

Dedicato al mio bisnonno F. P. Frontini, Maestro di vita. Pietro Rizzo

martedì 1 febbraio 2011

M. Rapisardi — di G. A. Cesareo.— in — Fanfulla della Domenica 14 Gen. 1912.

Cesareo
 «Ebbene, il Rapisardi non s'ispira mai ad una realtà particolare e concreta, ma prende sempre le mosse da un concetto o religioso, o scientifico, o sociale, o morale.... Il suo mondo è una selva di allegorie, le sue creature sono una folla di simboli. In un tempo, in cui l'aspirazione della nuova coscienza era (pag. 172)l'appetito, l'animalità pura, il materialismo storico, nel tempo del verismo e del materialismo in arte, il Rapisardi costruì l'opera sua in mezzo alla nebbia impalpabile delle astrazioni... Le sue creature sono sempre ambigue, né tutte corpo, né tutte spirito, esitanti tra il sensibile e il soprasensibile....
..... E s'intende bene che creature innaturali in un mondo sovrannaturale abbian voci, sentimenti, rapporti che non corrispondono punto a quelli degli uomini: di guisa che, davanti a tali costruzioni poetiche, si prova un senso di disagio, d' oppressione, di ansietà, d'angoscia quale presso a poco deve esser quello di chi, salito sur una montagna troppo alta, non respira più che a fatica, le tempie gli martellano forte, gli si oscura la vista, le gambe vacillano, vorrebbe fuggire e si sente attratto irresistibilmente dalla vertigine dello infinito.
I poemi del Rapisardi rammentano un po' quelle costruzioni primordiali delle letterature barbariche, le quali non sono più religiose e non sono ancora arte: l'allucinazione diffluente non si è condensata nelle forme precise della creazione individuale: è un mondo in gestazione, non è ancora un mondo compiuto. Par quasi una grande nebulosa che fluttui e sfavilli; non vi si distingue nettamente alcuna figura, né di un dio, né di un eroe, né di un animale: sono parvenze esitanti, malferme, continuamente mutabili, come gli aspetti che si sviluppano da una torma di nuvole in contrasto col vento. Non sembra un'opera individuale, ma collettiva, il travaglio incessante di tante generazioni, il divenire dei secoli »
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