Francesco Paolo Frontini (Catania, 6 agosto 1860 – Catania, 26 luglio 1939) è stato un compositore, musicologo e direttore d'orchestra italiano.

«Bisogna far conoscere interamente la vera, la grande anima della nostra terra.
La responsabilità maggiore di questa missione dobbiamo sentirla noi musicisti perchè soltanto nella musica e nel canto noi siciliani sappiamo stemperare il nostro vero sentimento. Ricordatelo». F.P. Frontini

Dedicato al mio bisnonno F. P. Frontini, Maestro di vita. Pietro Rizzo

venerdì 7 dicembre 2012

Gli atti delle onoranze a Mario Rapisardi - 1898



Il 23 di gennaio dell'anno 1898, una ventina di studenti universitari, rappresentanti le singole facoltà del Siculorum Gymnasium, radunatisi in casa del Dott. Antonino Campanozzi, stabilirono di rendere solenni onoranze a Mario Rapisardi, nella ricorrenza del trentenario della sua prima opera poetica:  Palingenesi.
Pochi giorni dopo, un Comitato di circa cento studenti, animato da vivo zelo ed entusiasmo, si accingeva ad effettuare l'iniziativa.
Furono istituiti due Sotto-comitati tra gli studenti di Palermo e di Messina, i quali, orgogliosi di adempiere a un'opera così altamente civile, si misero al lavoro in pieno accordo col Comitato promotore.
Si bandì completamente la politica, e si stabilì anzitutto che le Onoranze avessero il significato di una grandiosa manifestazione di stima verso il genio ed il carattere del Rapisardi.
Il primo a plaudire alle Onoranze, come ad una festa dell' arte e della civiltà, fu il grande filosofo Giovanni  Bovio; il quale , non soltanto accettò la Presidenza onoraria, ma promise di agevolare l'opera del Comitato.
Si fondò un giornale di propaganda dal titolo Palingenesi, avente lo scopo di dare la relazione de' lavori del Comitato e di esaminare tutta l'opera poetica    ........................................
Si pensò quindi a costituire un Comitato d'onore tra i più illustri personaggi della Nazione e dell'estero, perché le Onoranze avessero il consenso di tutto il mondo intellettuale. I più insigni artisti, letterati, scienziati aderirono con entusiasmo a farne parte, senza distinzione di colore politico o di scuola letteraria e filosofica.
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Sicché in breve si poté costituire un Comitato d'onore, il quale attestava al mondo civile che le onoranze a Rapisardi non eran volute dalla sola Sicilia, ma da tutta la Nazione.  Anche gli studenti degli altri atenei italiani risposero all' appello .....................................................................
Anche i rettori delle Università, a nome dei Consigli accademici, mandarono la loro adesione ufficiale ..........................................
Molte riviste, accademie, associazioni unirono il loro plauso a quello dell' Italia intellettuale, e molti Sindaci e
capi di istituzioni civili ...............................
Le Università italiane, che aderirono per mezzo de' retori e degli studenti, sono le seguenti:
Catania, Messina, Palermo, Napoli, Roma, Bologna, Torino, Genova, Siena, Modena, Perugia, Pavia, Cagliari, Sassari, Macerata, Ferrara, Parma,  Camerino. Sono dunque tutte.  Hanno altresì inviato l'adesione: l' Accademia Scientifico-letteraria di Milano, l'Istituto superiore di Firenze, l' Istituto di Magistero femminile di Roma, gli studenti delle Scuole secondarie di Catania di Caltagirone di Terranova Sicilia, nonchè l' Accademia Gioenia di Catania, l'Accademia Dafnica e degli Zelanti di Acireale, il Circolo di Studi pedagogici « Andrea Angiulli » di Napoli.  Hanno pure spontaneamente aderito l'Università nazionale di Atene, le Università di Zurigo, di Barcellona, di Iena, gli studenti istriani delle Università di Vienna e di Graz .............................................
Le adesioni

Riserbandoci di dare in seguito l'elenco di tutti i componenti il Comitato d'onore internazionale, ci limitiamo intanto a pubblicare integralmente le adesioni più notevoli:

Je salue en Mario Rapisardi le soldat de la liberté et de la justice, et envoie à ceux qui vont lui rendre hommage, l'assurance de ma plus vive sympathie.

Ritornato da un viaggio trovo qui la sua lettera concernente le Onoranze che saranno rese al grande poeta della natura Mario Rapisardi.
Le invio la mia adesione e spero che la festa sarà degna dell' eccelso Cantore del positivismo.

Straniero alle chiesuole letterarie, fidente nella sola virtù del pensiero, io ammiro  l'ingegno vero, che è insieme carattere e mente. Non mi è lecito rifiutare il vostro invito. La Sicilia ha il vanto di onorare i suoi migliori e la gioventù siciliana paga un debito di riconoscenza a Rapisardi. Troppo egli ha sofferto e troppo  aspettato gli arriva questo giorno. È legge delle cose umane che il popolo — serbatojo   delle   memorie —  non   dimentichi   nessuno. Il premio che a Rapisardi viene dalla gioventù degli Atenei è il solo a cui possa aspirare un insegnante cosciente del suo alto ufficio.

Non so dirle quanto mi sia caro di unirmi al plauso dei giovani per l'illustre Poeta, della cui benevolenza io mi onoro, e il cui genio meraviglioso, la cui costanza ne' convincimenti, la cui fermezza nel proseguirgli, e il cui fiero sprezzo per le viltà, che procacciano fama e onori, altamente ammiro.

Ricevo la sua cortese lettera in mezzo  a un mondo di noje politiche e personali che mi tolgono addirittura il fiato, compresa la nojosa vertenza... che si definirà domani sul terreno.
I gentili amici che mi scrivono non vogliono persuadersi delle condizioni createmi dalla tempesta delle cose.
Si figuri se il mio animo non vada incontro con affetto alle Onoranze per Rapisardi, mio fratello di ideali, e che ammiro ed amo come poeta civile e come educatore dei giovani.
Ma è stato miracolo ch' io  abbia pescato una lettera del Comitato, giacente tra una montagna di lettere inevase, perchè mi fioccano in modo che 'non sempre ho tempo di aprirle: e ancora non mi riesce di sapere a che data ricorrano le Onoranze, in che mese e giorno, per regolarmi sul tempo che mi resta.
M'informi dunque subito al riguardo, e non dia al mio indugio altra interpretazione se non quella data dalle condizioni in cui vivo.
Rapisardi sa il bene che gli voglio e il culto che ho per Lui !

Io le confesso che sono uno dei più grandi nemici dei cinquantenari, sessantenari e compagnia, di cui oggi si fa un vero abuso; ma trattandosi di un uomo così insigne e così indipendente, eccezione strana dei nostri tempi, accetto di far parte del Comitato onorario.

Ringrazio dell' onore che mi si fa, invitandomi a far parte del Comitato onorario per lo Onoranze a Mario Rapisardi,  e godo di accettarne 1' invito.
E godo che all' illustre poeta, al valoroso concittadino si  preparino le feste che gli si devono.

Onorare l'ingegno, il lavoro , la virtù, è , non solo cosa buona, ma un  dovere per chi  lo può fare.
Non si può dunque a meno che applaudire ai giovani studenti e ai dotti   professori, che si propongono di
are un solenne   attestato di   ammirazione al forte Poeta
catanese.  Per quel poco ch' io valgo, mi associo a codesto o-maggio che spero riuscirà degno di chi lo rende e di Colui a cui è reso.

Accetto volentieri e la ringrazio. E superfluo eh' io le dica quanto sia lieto d' unirmi a chi vuol onorare il Poeta forte e coraggioso, per il quale ho altrettanto affetto quanta ammirazione.

Aderisco volentieri alle Onoranze che codesto Comitato intende di fare al mio illustre collega Mario Rapisardi ; e ringrazio vivamente Lei e gli altri valorosi giovani del gentile invito e della benevolenza di cui mi sono stati cortesi.

Aderisco ben volentieri alle Onoranze a Mario Rapisardi , e se crede di mettermi tra i componenti il Comitato, faccia pure.

Mi compiaccio assai che la Gioventù siciliana abbia avuto il gentile pensiero di promuovere onoranze a Mario Rapisardi , e mi congratulo con quanti vogliono rendere omaggio al grande Poeta. Aderisco quindi con sentito piacere , e La prego di volersi rendere interprete verso codesto Onorevole Comitato dei miei sentimenti.

Volentieri faccio adesione alle Onoranze che si renderanno al mio illustre amico Mario Rapisardi.

La ringrazio della cortese richiesta, cui assento cordialmente, rallegrandomi che la gioventù universitaria siciliana dia nuova prova del suo entusiasmo per 1' Ideale, in ogni sua manifestazione.

Aderisco volentieri alle Onoranze che saranno rese a Mario Rapisardi.
Karl von Thaler

Se fra i membri del Comitato per le Onoranze a Mario Rapisardi è utile il mio nome, lo metta pure. Auguro successo alla festa della cultura e della mente.

Ringraziando la S. V. d'aver pensato anche a me per unirmi ad altri che renderanno omaggio al  Poeta di cotesta Isola, che io adoro, si valga liberamente anche del
mio nome.

Aderisco molto volentieri alle Onoranze che la gioventù siciliana prepara a Mario Rapisardi, e deploro che una lunga assenza mi abbia tolto di rispondere prima d' ora all' invito cortese.

Da tempo avrei dovuto rispondere alla lettera con la quale mi comunicavate la nomina a membro del Comitato onorario per le onoranze a Mario Rapisardi. Ma dopo 1' ultima tempesta che ci ha percossi , non ho avuto più l' animo di occuparmi di nulla.
Ma voi comprenderete che 1' onore è sì alto ch' io ne vò altero, pur sentendomene immeritevole , e le mie presenti condizioni di salute impedendomi di adempiere ai relativi doveri.
Vi dirò dunque: avvaletevi del mio modesto nome , se lo credete ; io andrò sempre superbo di poter onorare chi onora così nobilmente la Patria nostra per 1' alto intelletto ed il carattere, che è il pudore virile, e la verecóndia che è il profumo del vero merito.
Vi sono fraternamente grato del pensiero.

M'affretto a rispondere allo stampato che gentilmente m'inviaste per le onoranze che Catania e l'Italia rendono al nostro forte , grande ed onorato poeta ed amico Mario Rapisardi. Non è con queste due righe ch' io vorrei contribuirvi : io avrei voluto avere 1' alto onore di aiutarvi personalmente.
A quest' integro ed incorrotto poeta, onore d'Italia e strenuo difensore degli oppressi , non è una semplice onoranza che l'Italia dove ma un monumento.

Se Ella crede che il mio nome possa degnamente figurare insieme con quelli di tanto notabilità, per le Onoranze al grande Poeta catanese Mario Rapisardi, con molto piacere mando a Lei la mia adesione e La ringrazio.

Plaudo di cuore alla bellissima idea e accetto, con vivo senso di gratitudine, di far parte del Comitato onorario.
Mario Rapisardi, per l'opera sua geniale; per la costanza virile delle opinioni, mai smentite; per la vita intemerata ed esemplare; per i servigi resi alla Verità e alla Bellezza, merita questo omaggio; ed io sarò orgoglioso di offrirglielo.

Je vous remercie de l'honneur que vous me faites en in' invitant à faiie partie du Comité chargé de presen-ter à l'illustre poète Mario Rapisardi , les hommages de tous ceux qui admirent son geme.
C'est certainement là une belle et noble idée, et tous ceux qui connaissent la Palingenesi, Lucifero,  Giobbe, ces chefs-d'oeuvre de la Poesie contemporaine ne peuvent qu' en feliciter la jeunesse italienne.
Un pays s'honore lui - mème en honorant ces hom-mes de genie; et dans votre belle Italie en eu toujours le culte de ceux qui enrichirent de leurs oeuvres non seule-ment le patrimoine intellectuel de leur nation, mais aussi celui de l'humanité.
J' accepte avec le plus grand plaisir de faire partie
de votre Comité.
Lucilla P. Chitiu



Potevate dubitare che io non mi reputassi fortunato ed onorato di far parte del Comitato per le Onoranze a Mario Rapisardi?L'avermelo chiesto quasi mi darebbe il diritto di offendermi.                            Auguriamoci che riescano degne dell' uomo.

Sarò onoratissimo di far parte del Comitato per le Onoranze a Mario Rapisardi, e la ringrazio di aver pensato al mio povero nome.

Chi non dovrebbe aderire al nobile pensiero di onorare Mario Rapisardi, il cui nome risuona alto e vittorioso in  Italia e fuori ?
Io applaudo di gran. cuore alla felice iniziativa degli studenti siciliani, e sono lieta di unirmi a loro per rendere omaggio al forte, all' integro, al generoso Poeta catanese. Accolga i miei ringraziamenti per l'onore che mi ha fatto col suo invito.

Chiamandomi ad unire il mio nome al nome di coloro che si apparecchiano a rendere solenni e meritate onoranze a Mario Eapisardi, voi mi fate cosa graditissima , per la quale vi debbo rendere grazie vive e sincere.
Onorando Mario Rapisardi si onora sé stessi.
Sarò fiero di far parte del Comitato.

Ella mi fa un grande onore e un gran piacere col suo nobile invito.
Sarò lietissimo di far parto del Comitato per le Onoranze a Mario Rapisardi, sebbene io non vi possa, portare altro che il mio sentimento d' ammirazione per l' insigne nostro Poeta.

J' adhère très volentièrs à la manifestation qui se prépare en Italie en 1' honneur do votre grand ecrivain Mario Rapisardi.
le vous remercie d'avòir peasé à me demander d'è-tre des votres, car non seulement j' ai toujours été un fervent de l'art italien, mais j' estime avec vous que des oeuvres comme celles de Rapisardi sont le patrimoine com-mun de l'Umanitè, sans distinction de  frontière.

Ben volentieri e di gran cuore , sebbene io discordi alquanto di idee, mi associo all' egregio Comitato promotore per le Onoranze all' illustre poeta Mario Rapisardi , della cui amicizia altamente mi onoro.
Io ho ammirato sempre in Lui ed ammiro il geniale e fecondo poeta.

Le sono gratissimo dell'invito ch'Ella mi ha fatto e La ringrazio vivamente.
E un onore per me il far parte del Comitato di cui
Ella parla.
Ricordo con piacere che io sono stato tra i primi a salutare l'alba del Poeta della Palingenesi, nella Nazione di Firenze.
Le divergenze di scuola-letteraria e d' intendimenti politici non m'impediscono di prender parte a una festa intellettuale della mia Sicilia.

Alle onoranze solenni che la nobile città di Catania vuol tributare all' illustre suo figlio, Mario Rapisardi, gloria e vanto dell' itale muse, non può mancare l'adesione di tutti coloro, a cui vive nel cuore il culto vero per l'arte.
E vorrei che veramente fossero in me tutte quelle virtù, che dalla squisita gentilezza della S. V. mi vengono attribuite , per potere degnamente col mio nome rispondere allo scopo che codesto onorevole Comitato si prefìsse nell' invitarmi.
Alla S. V. che mi ha voluto procurare tanto onore i miei più efficaci ringraziamenti.

Mentre tanti volgari interessi e tante insane passioni agitano e perturbano tutta quanta la vita italiana , vedo ora un gruppo numeroso di giovani appartarsi dal tumulto delle piazze per onorare l' arte in un suo grande e fortunato cultore. Penso perciò che non v' è da disperare affatto dell' avvenire: e dico pure: siano benedetti questi giovani che studiano, che palpitano, che amano la loro fede ed i loro ideali : sia benedetta , ora e sempre, la grande , la buona,  la sana, la consolatrice arte italiana.

Rappresentante d' un sodalizio che tiene in pregio e coltiva ogni geniale manifestazione della umana virtù , unisco di gran cuore il mio nome a quelli di coloro che preparano gentili festeggiamenti a Mario Rapisardi
Alieni da ogni mira politica, da ogni apprezzamento sugli indirizzi delle diverse scuole letterarie, onoriamo nel grande Poeta catanese l'ingegno e il carattere.

Se adesione vuol dire grande ammirazione , sincera venerazione per il fortissimo possente Poeta, per il Cittadino integro e sdegnoso che rinnova l'altera fortitudine di Dante, la mia adesione le giunga intera, dal profondo del cuore, con reverenza ed   affetto.

Aderisco con plauso alla proposta della nobile gioventù siciliana per le onoranze a Mario Rapisardi,  intelletto profondo di filosofo e aquila di poeta, onore e lustro del Paese.
Scrissi altra volta di lui: A ragione l'Italia novera tra' suoi grandi poeti Mario Rapisardi, genio speculativo e pratico , che dalle armonie della natura e dalle leggi della storia tende a dedurre la soluzione de' più importanti problemi umani con le note d' una musa, la quale or rammenta la maestà e le grazie di Omero, ora ridesta il fare sciolto e leggiadro dell' epica del cinquecento.

Mi sento molto onorato che Ella e i suoi amici hanno pensato a me, invitandomi a far parte del Comitato per le Onoranze a Mario Rapisardi, l'illustre poeta Catanese. Sfortunatamente sono troppo lontano dalla sua città per potere prender parte personalmente alla bella festa che si prepara in suo onore.
Ma coll'animo sarò fra i giubilanti e associerò la mia voce alle tante che acclameranno il brindisi solenne di tutti quelli che venerano la poesia e uno dei più insigni sacerdoti di essa.
La prego, signor Dottore , di rendersi interprete dei miei più caldi e sinceri sentimenti verso l'eroe del giorno memorabile.

In ore mestissime per la patria spagnuola , rivelatrice— con Colombo—di un mondo ignoto, oggi calunniata, offesa, depredata ni faccia a Dio e all'umanità civile, rivolgo l'animo mio alla serena regione dell'arte, ove tutti siamo fratelli, e porgo un caldo saluto all'onorando amico Mario Rapisardi, poeta geniale, traduttore inarrivabile dei capolavori dell'antichità classica; e fo voti per. la prosperità della dolce sorella latina , Italia, percorsa da me con ammirazione, ricordata con amore quasi filiale.
Francisco Diaz Plaza 

Certainement, Monsieur, je vous envoi avec emprés-sement mon adhésion à l'hommage que vous porterez au poete de Lucifero, de Giobbe e des Poesie religiose, que j'estime et j'admire.

Mi unisco con il più schiètto entusiasmo alla grande e nobile manifestazione di affetto e di ammirazione che 1' eletta Gioventù siciliana prepara ad una delle più pure e fulgide glorie dell'italiana Poesia, a Mario Rapi-sardi,

Aderisco con grande piacere alla proposta delle Onoranze all'illustre Mario Rapisardi , la cui opera fa tanto onore al nostro paese.

Ella imagina già la mia risposta. — Io voglio molto bene alla gioventù, amo l'arte, amo la mia patria italiana, amo la Sicilia, in cui sono felicissimo d'insegnare, e d'onde, dì mia volontà, non partirò mai. Per tutti questi amori miei, caro ed egregio Dottore, rispondo sì al suo invito, di onorare un grande artista, amato dalla gioventù   onore d'Italia e gloria della Sicilia.

Da lungo, tempo amico e ammiratore di Mario Rapisardi, io mi associo volentieri alle dimostrazioni che si faranno per onorare l'illustre Poeta.
La mia ammirazione per Lui come poeta, come artista e come uomo è completa.

Aderisco alle feste in onore di Mario Rapisardi  con tutta l'ammirazione e con tutto il  mio affetto.

Fra le rimanenti adesioni, che per ragione di brevità non possiamo pubblicare, sono notevoli quelle di Paolo Mantegazza, di G. Aurelio Costanzo, di G. A. Cesareo, di Domenico Milelli, di G. Ragusa Moleti, di E. G. Boner, di Albino Zenatti, di Vittorio Gian, di Filippo Zamboni, di Teodoro Moneta, di Luigi Natoli, di Giacomo Giri, di Gioachino Chinigò, di Alessandro Paternostro, di Ernesto Basile, di Francesco Lojacono, e di moltissimi altri componenti del Comitato Onorario Siciliano.
.........................................
* Tratto da Onoranze a Mario Rapisardi - Catania, ed. S. D. Mattei 1899

lunedì 19 novembre 2012

Carteggio F. P. Frontini - Mario Rapisardi


Carteggio Frontini - Mario Rapisardi





6 ottobre 91

Egregio Sig Professore,

Se domenica le fa comodo verrò per farle sentire i il 1° atto della mia Malìa; mi faccia sapere in che ora è disponibile tanto per non tornarle di disturbo.

Ringraziandola distintamente,

Devoto
F Paolo Frontini


il resto del carteggio QUI

*****


Il Pungolo della Domenica
(Milano - gennaio 1884)

Seduto al piano, in disparte, F. Paolo Frontini magro, nervoso, appassionato, ci faceva sentire il suo Paggio e Regina, che il Ricordi aveva pochi giorni addietro stampato, e provava sull'uditorio gli effetti di una ballata indiana che aveva da poco finito di comporre. 

Attraverso i turbinosi passaggi di una melodia nuova e calda e colorita con bizzarra eleganza, una spiaggia malese si svolgeva con la vaporosa trasparenza d'un sogno; e mentre la cadenza, disugualmente affrettata, rendeva assai bene il rullio d'un legno per l'aria tiepida  e sonnolenta e tutta carca d'aromi vertiginosi, degli strilli gutturali come di scimmie, rapivano l'anima a gruppi di banani e di tamarindi, dove gli uccelli dai colori vivi del rubino, del zaffiro e dello smeraldo s'inseguono tra l'ozio ardente del meriggio, e il palpitar d'un canto lungo e lontano faceva pensare a un tempio, a ricami di marmo, dove delle fanciulle ignude a mezzo il corpo e dalla pelle bronzina, invocavano un idolo immoto di metallo.

A un tratto, mentre la signora  Giselda sfogliava le bozze di stampa della sua Maria, che, l'Ottino pubblicava in Milano, il poeta usciva dalla sua biblioteca, dopo aver inseguito con l'estro qualche giovine ebrea dalla bocca di melograno o qualche fila di cammelli incedenti per l'immenso deserto sotto il plenilunio tranquillo: e si mescolava con gli altri a conversare, a celiare, a discutere. 

E con quella giovialità di caricatura onde nacquero i meravigliosi figuri dell'XI canto del Lucifero, o si compiaceva d'imitare i gesti, la voce e l'accento de' venditori fiorentini, o improvvisava qualche feroce epigramma sur un poeta o un novellatore di moda, o leggeva con comica gravità degli squarci di libri che aveva ricevuto in dono, facendone risaltare i luoghi più spropositati.  
Talvolta il Frontini, che allora raccoglieva le melodie popolari della Sicilia, gliene domandava una; e allora Mario, con la sua bella voce intonata, canticchiava una di quelle molle e malinconiche canzoni de' nostri villaggi,che ridestavano intorno la pace dei campi dormenti nel solleone: la cicala, gradita a poeti antichi, stride sugli alberi in fiore: il grano s'incurva biondo sotto l'alito infuocato dello scirocco; gli uccelli tacciono tra la solenne immobilità della selva.
Appunto in quelle belle serate , in cui signore eleganti e artisti e poeti disputavano d'arte e di letteratura e d'amore, si fermarono i criteri di poesia, per i quali i Siciliani hanno un carattere proprio e originale e potente. 
Fu allora dibattuto e affermato l'avvenire del poema scientifico e della lirica, la quale, mettendo da parte il vuoto lusso delle descrizioni e le morbose efflorescenze dell'alessandrinismo afrodisiaco, cantasse l'uomo forte, l'uomo prudente e l'uomo dominatore. 
Nacque allora una parola, ch'è ancora un segno di convenzione tra poeti Siciliani, ma che avrà certo la sua storia; e sarà oppugnata, discussa; e potrà, secondo i casi, trionfare o soccombere, ma gloriosamente ad ogni modo, perché rappresenta un'idea nobile, è il filo che lega molte giovani e ardite intelligenze, e sta scritta, come segno di vittoria, sulla bandiera della cavalleria dell'avvenire: edonismo.



martedì 12 giugno 2012

Gesualdo Manzella Frontini e la Catania "senza un piano e senza uno stile" .. (critiche del 1954)

Leonardo Sciascia, nel 1954 sulle pagine di “Venerdi Il caffè”, la rivista diretta da Giambattista Vicari e con la quale collaborava da qualche anno, curò l’inserto siciliano dell’Antologia Italiana.


.... a Catania se ci sarà il grattacielo, non ci sono ancora le fognature’. Il progetto del ‘grattacielo’ era il segno di una città che stava cambiando: e dei mutamenti che stavano cominciando a stravolgerne fisionomia e identità, ne dava criticamente conto, l’unico autore ‘anziano’ di quell’antologia, Gesualdo Manzella Frontini, scrittore e critico d’arte già famoso. 
‘Questa mia città’ – scriveva Manzella Frontini – ‘è venuta su a spalate progressive, sterrate oggi a destra e domani a manca, senza un piano e senza uno stile, e seguendo l’umore dei molti appaltatori di felice memoria. Intraprese l’età della crescenza poco curandosi dell’avvenire, fregandosene d’un carattere da perseguire. Ne è risultato un agglomerato di vie e quartieri, di case e di palazzi e muri di cinta e villini, di casermoni e di brutte imitazioni esotiche, di dislivelli incolmabili, disarmonici, contrastanti, stridenti’. Ma, continuava lo studioso catanese, che era stato futurista della prima ora, se si guarda entro il perimetro della città antica, settecentesca, apparirà sì ‘un disordinato crescere’ ma ‘grazziadio qui c’è ancora lo strapaese genuino, intimo: il dedalo di viuzze sonore di voci di bimbi, di richiami di donne, ci sono i carrettini colmi di poggetti di pesche e pere e agli e peperoni e pomodori davanti alle bocche spalancate dei bassi. Da quelle bocche vengono inattese apparizioni: donne discinte stanche d’amore e di figli fanno ressa attorno al rivenditore’. E continua Manzella Frontini a descrivere i tratti della Catania antica e popolare: in una stanza aperta a pianterreno ‘un fornello che odora di petrolio’ sventolato da una bimbetta stanca ‘che sventola finché il carbone divampi’; ‘l’osteria deserta e sapida di vino acido attorno all’oste sonnolento che sputa a volta a volta un suo amaro disdegno’; ‘la botteguccia cha fa mostra di sale e olio rancido, di nastrini e pepe, di pane e sapone’ e ancora la ‘chiesetta grande come un ciborio’ e due passi dopo, per la strada, in un gabbione, una ‘gallina che starnazza’, e un carretto dipinto e dei ‘monelli che fanno ginnastica sui raggi delle sue grandi ruote’.
Un mondo misero e modesto ma ancora autentico, che vive in un contesto urbano unico, di architettura spontanea e originale, che Manzella Frontini coglie e contrappone positivamente per l’umanità e la socialità che vi intravede alla nuova ma anonima e individualistica città che vi sta crescendo attorno. -
***
E così contro ‘i vecchi tromboni’ che malamente detengono il potere culturale, annotava Sciascia, a Catania ‘è stato possibile metter su questa piccola antologia, trovare dei giovani che lavorano in assoluta indipendenza e con avvertitissimo sentimento del tempo’ e aggiungeva: ‘a Palermo – dove le cose vanno peggio -, siamo sicuri, sarebbe stato assai più difficile’.


Tratto da: La freccia verde  - dove troverete tutto l'articolo.

lunedì 4 giugno 2012

Angioletta Frontini - 1882 / 1974


Con queste poche righe voglio ricordare la zia Angioletta che, da donna di carattere, seppe sostenere il peso della famiglia Frontini, dopo la morte prematura della madre.


***

Note critico biografiche (1912) di Costantino Catanzaro:  "Questa giovine figlia del celebre Maestro Francesco Paolo Frontini, è nata a Roma. Le diverse poesie sparse senz'ordine su riviste e giornali ella ora ha riunite in elegante volume, Fantasie (ed. Giannotta, Catania). 



.........sono speranze deluse, sono documenti di un'anima giovanile, che, disdegnosa da qualsiasi ipocrita involuzione di frase e di pensiero tutta quanta si schiude e si mostra nella sua completa nudità e perciò bisogna ascoltarla. ........ 

....Angioletta Frontini fa parte di quei pochi che piangono non per correr dietro alla moda, per mostrar sentimenti emotivi che in verità non si hanno, ma per ubbidire a un irresistibile bisogno di sciogliere in canti, tutto lo schianto de la loro anima rattristita.

Oh ! così l'amor mio 
si cela lentamente 
fra i veli de l'oblìo.

......La forma non ha pretese auree; è modesta e d'una semplicità sorprendente; e ciò si deve all' ispirazione che non manca, se si tolgono pochi versi che sanno di voluto e di stentato; anzi qualche sapore arcadico non manca, come in Dissero i fiori; ma in cambio Grido di Morte, e Rose spiccano voli che s'accostano a una classica bellezza. Del resto Angioletta Frontini è ammirevole per la sua naturale e spontanea franchezza e per l'esuberanza di sentimento che ora è amore:

amore cullami tutta ridente, 
fra amplessi teneri, forti, tenaci,

or è pietà verso i derelitti:

Ingrata sorte
ancor che aspetti '?... dammi la morte !
cade sfinito
irrigidito !

ed ora è un senso di orrore per la morte ch'ella crede le sogghigni a distanza :

Deh ! non mi prendi fra' neri lacci,
                          tutta m'agghiacci.



L'ultima lirica, Sogno di Primavera, ci fa sperare che ella gitti il nero velo del dolore e torni alla vita, e sorridente, e orgogliosa della propria giovinezza.

e fremiti di amore 
mi cullano di sogni 
m'avvincono a la vita !
***
Lettera di Mario Rapisardi del 1911


se oggi "scriviamo" è anche merito suo.

martedì 29 maggio 2012

COSA É IL FUTURISMO ? Commento al decalogo di Gesualdo Manzella Frontini (1910)


COSA É IL FUTURISMO ? Commento al decalogo di Gesualdo Manzella Frontini



I. Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità — Il coraggio l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
E perciò, o signori critici, nessuna impennata: in ogni caso quest'affermazione è restrizione del mondo poetico non già allargamento di confini.
Senz'essere futurista la buon'anima di Tirteo piantava gli acuti speroni ai fianchi dei muscolosi guerrieri spartani cantando l'amor del pericolo e della temerità: l'abitudine all'energia erasi assimilata e s'esprimeva nella bellezza plastica di quei corpi, che il ginnasio aveva foggiati, mirando lontano ad un ideale di forza bella.
O gli speroni acuti del canto bronzeo volante di Tirteo.
O gli Hypothékai, o gli Embatéria.. pulsanti e forti di temerità !
Ma la critica non à il dovere di saper leggere le intime relazioni e le mutue rispondenze che trascorrono tra i balzi del tempo, legandolo in anella possenti e sotterranei la corona delle esistenze, ed in onde il mare agitato dei commovimenti umani.

IILa letteratura esaltò fino ad oggi, l'immobilità pensosa, l'estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febrile il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
Meritatissimi schiaffi e meritatis-simi pugni, o pacifici borghesi, che avete condannato l' anima a far le pulci entro la berlina aperta agli scaracchi del primo venuto! Poi avete riso al Poeta che osava ribellarsi con incomposti movimenti ed impetuose scosse e divincolamenti, con la scusa ch'era ridicolo.
Per tutti i capelli di San Pietro, meglio, assai meglio il verso che avesse l'agilità d'un salto mortale, la sonorità d'uno schiaffo, la velocità appena percepibile d'una corsa e la persuasione.... d'un buon pugno alla Johnson, che la putrida velma verminosa d'un sonettaccio contemplativo, laudativo, inneggiante... alla cocolla o al panno chiazzato d'una qualunque bimba di clorotica salute!
Ed ora l'avete anche con me! Badate alla pesca e alle adunche branche dei granchi... (che serie di gruppi... gutturali-nasali) !
Io  non sono un avvocato futurista! Figuratevi che il Marinetti ad un
certo punto del suo proclama dice: « Ci opponete delle obiezioni?.. Basta! Basta! Le conosciamo... Abbiamo capito!.... La nostra Bella e mendace intelligenza ci afferma che noi siamo il riassunto e il prolungamento degli avi nostri. Forse!... Sia pure ! Ma che importa? Non vogliamo intendere!....
Guai a chi ci ripeterà queste parole in faccia!... » 
Ebbene io tante volte gli ò ripetuto in faccia quest' accusa ed ancora ritorno ad accusarli... Quindi non sono sospetto di... partigianeria.
Il   secondo comma del decalogo però mentisce: signori critici, e cosa mai cantava l'Unico, l'enorme, l'irriducibile Pindaro?
Inni, peani, ditirambi, epinicii! Eternità del Kallinicos, consacrata dalle ampie volate delle strofi palpitanti!

Voi, signori, che non avete osato parlare del Futurismo mentre dall'imo fegato la bile per la via dei polmoni v'urgeva irruenta alla gola, conglobata in triviali insulti, in fulminanti parolacce pesanti come un poema rapisardiano, voi, signori, avrete naturalmente inteso che gli epinicii di Pindaro esaltavano il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto... il lancio del disco, la lotta violenta corpo a corpo....
E allora anche Simónide e allora Pindaro furon futuristi?
Tutto ciò non potrà magari piacere al Marinetti, ma i signori critici non dicano che ò torto....
In tutti i casi si difenderanno, che ne àn diritto, distinguendo futurismo da futuristi! Io per tanto son con loro: Non tutti gli spartani eran valorosi e coraggiosi allo stesso modo; ne tutti i poeti di Italia àn cantato una Divina Commedia!...

III. — Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una nuova bellezza: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa, col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo... un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.
Questioni di gusti. È stato forse determinato da alcuno, che ne abbia avuto formale incarico dall'Umanità, l'ambito entro cui la ispirazione dell'Artista s'abbia a contenere? Non può forse la fantasia del Poeta sferrare per l'eccelse plaghe dei cieli intentati ?
Un solo monito ed una sola legge: Seguire ed imporsi un sogno di bellezza. Allora quando sentirà intensamente ed in egual misura saprà riprodurre le  sue sensazioni, l'Artista à creato opera vitale, e gli uomini avranno da Lui preteso non ingiustamente e non oseranno chiedergli oltre.
Massimo Bontempelli elogiava l'automobile e la sua donna scalmanata nella corsa, quando ancora il futurismo non aveva proclamato i suoi diritti; ed il maltrattato Monti — or è molti anni — tesseva una sua classica ode al signor di Mongolfier, speranzosa e profetica, come tutto ciò che s'abbandona con fiducia al futuro.
Ciò non pertanto la Vittoria di Samotracia resterà a significare l'espressione d'uno stadio di bellezza oltrepassato, non condannato, nè irriso, e maraviglioso. Si deve per ciò incancrenire ed immarcire la energia nuova con innesti anacronistici? Non crediamo.

IV. — Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la terra, lanciata a corsa,  essa pure, sul circuito della sua orbita.
Bella ed efficace figura retorica per dire che tirate le somme pànta réi! Tutto scorre, si muove, agisce; che la dinamica par sia per sostituire, nella esatta concezione dell'universo, la statica, Energheia: ecco la decima Musa. Non è forse la filosofia bergsoniana che tanta fortuna solleva in Europa, poggiata sulla mobilità del reale ? E perchè solo ai futuristi, contro i cui petti luccicano occhi sgranati di sdegno e di irrisione, s'à da reclamare il foglio di via della loro origine?
Ma lasciate che gli episodi della vita si compiano, senza intralci: niente è più sacrilego ed infecondo che il sopruso e la violenza perpetrata a danno dell'entusiasmo.

V. — Bisogna che il poeta si prodighi, con ardore, sforzo e munificenza, per aumentare l'entusiastuo fervore  degli  elementi primordiali.
Né alcun passatista, come direbbe il Marinetti, negherà l'approvazione a questo numero.... del proclama.
Infatti l'Artista è come certe ruote d'ingranaggio, le quali ànno un congegno tale da centuplicare il primitivo impulso e restituire una forza attiva, avendo ricevuto l'urto con l'energia latente. Egli elabora con ardore la materia grezza ed aumenta il fervore dell'elemento primo.

VI. — Non v'è più bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all'uomo.
Tutte le consorterie sono esclusiviste: il futurismo come tutti gli aggruppamenti letterari, che in buona fede credono d'avere risolto il problema estetico, é una consorteria, intesa nel senso benevolo ed originario della parola. Epperò io — il quale sono una quantità come un'altra, forse negativa per molti — sarò futurista quando il Marinetti avrà dichiarato esplicitamente le sue vere intenzioni nell'atto di dettare il proclama, or mai celebre, e quando per conseguenza avrà risciacquato nel puro lavacro originale l'unica etichetta che — in questo caso solo — avrebbe una ragione d'esistere, futurismo: cioè negazione di tutte le etichette, scuole, cenacoli, accademie, consorterie.. Proclama di grandi verità, benissimo sintetizzate in una felice, semplice e vecchia frase.... fatta: l'Arte è la Vita, per dire fra l'altro che il Passato anche glorioso non è la Vita, ma l' antitesi di essa.
Quando poi il carattere aggressivo imposto dal futurismo all'opera d'arte perchè possa essere un capolavoro, avesse avuto nell'intenzione dello scrittore significato di intensità suggestiva noi sentiremmo la verità alzar la voce a suo vantaggio: nè alcuno potrebbe dar torto.

VII. — Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!... Perchè dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell' impossibile? Il tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo nell'assoluto, poiché abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente.
Questa mia è opera di divulgatore ed illustratore, cerchiamo perciò di ridurre in più democratica forma il pensiero dei miei illustri amici : né conto d'interpretare esattamente quello che àn voluto dire....
Noi siamo sul promontorio... cioè: Noi siamo il risultato di una somma d' esperienza tale da permetterci  un atteggiamento di superiorità innanzi alle vicende della specie. Noi abbiamo superato le possibiliià umane e ci avviamo energicamente a scassinare le porte dell' Impossibile, per trafugarne il mistero... Frattanto siamo l'assoluto onnipresente, cioè oltre la storia ed oltre... la Terra: nessun colore di tempo né di razza impronterà le nostre concezioni.
O io mi sbaglio, ed allora ò torto, o non mi sbaglio, allora non ò ragione, poiché m'è saltato sul naso il grillo di discutere anche questo.... degli articoli il più spurio, così come certi numeri di programma dai quali l'impresario s'aspetta un trionfo e vi cadono ch'è un piacere.
Qui i miei amici scattando sull'acciaro dei loro muscoli corsero per afferrare la mosca bianca da collocare sul làbaro e si trovarono d' aver colto un pappo.

VIII- —Noi vogliamo glorificare la guerra—sola igiene del mondo — il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
Sia gloria alla guerra... patriottica quand' essa si trascina dietro anche il militarismo, così leggero del resto in grazia delle corazzate di Terni ; sia laude al libertario che sul formidabile ordegno d'una macchina infernale pone il fiore rosso della propria vita per il più rosso fiore dell' Idea esaltata ; siano prodighi i Poeti di canzoni a chi muore per un sogno fantasioso...
Epperò — e vorrei scriverlo con tre p — permettete, o Marinetti, che entro l'alone d'un bel gesto io possa, e con me, le retroguardie del Futurismo, scorgere la linea incerta della concreta bellezza, la figlia prediletta dello spirito dell'uomo. E se di quest'uomo voi mi fate un clown che ridicolosamente vi balli sopra un filo di ferro per divertivi... la folla, questa è azione da dilettante, da snob, non da Grande Poeta, quale io sento che voi siete. Credete ch'io vi predichi morale?... Bel pulpito la sconfinata mia coscienza per una predica!...
È ch'io non capisco l'incomposto arrabbattarsi d'una falange geniale per un frivolo istinto di rappresaglia. Chè la vostra guerra — igiene del Mondo — ed il vostro militarismo mi sanno di tendenza antisocialista lontano.... molto lontano!
E credete voi sul serio che una scuola letteraria — come vi piace chiamare il futurismo—possa concretarsi su basi, le quali non abbiano nelle profondità dell'essere il primo e più forte piano? La sincerità, ecco la sola   igiene del mondo! tranne non vi sorrida una   umanità  che  sia  la  resultante degli invalidi, dello scarto delle leve e di vecchi e di donne..... Delle quali pare ci si debba guardare come dalla... spinite: del resto è caso tipico in cui la causa per l'effetto calza, e come calza. Scherzi a parte sotto certi aspetti il futurismo l'à piantata giusta sull' affare della donna.
I belati, i piagnucolamenti, i deliqui e gli svenimenti ci àn rammollita un pò la colonna vertebrale, ed è tempo che l'uomo ritrovi il midollo della sua naturale vigoria maschia di propulsore e dominatore, specie quando una innumere turba di suffragettes à imposto alla tradizionale serietà britannica una veste da camera mostruosa, per arrivare più svelta, in mutandine, a carpire l'arma micidiale e sovvertitrice: il voto!... E l'à carpita!
Nè centro dell'universo, nè macchina da far figli, e s'intende non a torto oggi dal futurismo messa alla gogna, quando s'inveschia a farla da pepe in ogni minestra... la più spiccia della mensa politico-sociale.
Dice il futurismo: meno carne e più... nerbo. E sia!

IXNoi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.
La bufera degl'improperi s'è avventata contro l'innocente grido di rivolta, quado classicisti degni dell'umanesimo— e valga uno per tutti Ettore Romagnoli, mio illustre maestro—già da anni non pochi, s'armano dell'acuta amara satira, densa d'attico sale, per colpire la turba degli accademici, musoni topi miserabili, tignole bibliofile....
Dice: È la forma, il modo che offende !... Non li credete ! È che àn trovato da far bene il lor gioco su quattro audaci, audacissimi, ma giovani e di questi, alcuni ribelli per istinto, perché inesperti di.... materiale storico (ahi! quanto... materiale!) e ci si son messi col silenzio agghiacciante, coll'ironia sboccata e col ridicolo....
Ah, in quanto a questa positura di guerra benedetto tre e quattro volte e anche sette il futurismo del più irresistibile ed imponderabile futurista... Servirà anche dal suo canto a sbarazzarci la via troppo ingombra di materiale... 

X Noi canteremo le grandi folle agitate dal  lavoro, dal piacere o dalla sommossa ecc. ecc.
Cantate, cantate, o ardenti cicale, di questa estate rossa, purchè non veniate a schiacciarci innanzi le tignole raccolte fra i palinsesti o i codici adespoti e a gabellarci quell'esercitazione poco pulita per... un dattilo acatalettico in flagrante furto d' una sillaba!...
*Critica al Manifesto del Futurismo - Le Figaro - 20 febbraio 1909

***
(Critica...)
romanzo africano



Avendo finito di leggere, la mia grande curiosità gelosa s'era rilasciata in una stanchezza d'esasperazione.
Non ci si avvicina ad un libro d'un uomo d'ingegno, specie se quest'uomo è un nostro amico, con serenità né tanto meno con indifferenza. Anch'io ò creduto spesso alla cara illusione d'una critica impersonale, ma oggi più che altra volta, mi son trovato uomo di parte, chè se l'irritazione prodottami da «Mafarka-el-Bar» il romanzo futurista di F. T. Marinetti, mi fosse venuta da altri e per l'altra via, son certo che non avrei scritto queste note per paura dell'art. 295 del C. P.
Curiosità !
Io volevo sentire la prosa di romanzo del Marinetti, ma non potevo concepire fino a che punto possa trascinare il fanatismo d'una idea fissa o la coscienza della propria magnifica sostanza intellettiva, ed il Marinetti ch'è un milionario non avrebbe dovuto sprecare tanto fior di sangue e di nervi per colmare le mani, non piene mai, di coloro che àn bisogno esca onde dar fuoco alla paglia fumosa... soffocante.
D'un altro avrei forse detto che s'era sbagliato a suo mal grado, ma per il Marinetti ò la presunzione di affermare che Egli à scritto un libro per èpater le bourgeois (scandalizzare la borghesia).
Che si possa discutere un'opera di arte dal punto di vista della sua significazione etica e sociale, sebbene ancor oggi lo si pretenda e quel ch'è peggio lo si faccia, io non credo.

Infatti se, ad esempio, la Patria lontana del Corradini, di cui ò parlato, è stata posta allo strazio della discussione, anche da giovani di alti criteri d'arte, non è avvenuto già perchè la Patria lontana intenda combattere una battaglia, ma perchè il suo autore più che al titolo d'Artista, di cui d'altronde è degnissimo, tiene a quell'altro d'uomo d'azione.
Ed è per queste mie speciali vedute che io non indendo condannare a priori « Malarka », ma è pur troppo dalle stesse ch'ei vien condannato. Mi spiego.
Se un libro dovesse rispondere del corso ch'esso si compiace di assegnare ai valori della vita, e se dovesse subire lo strazio d'una inchiesta, ordinata a rivederne le alterazioni, nessun artista potrebbe dislacciarsi dalle strette tòrtili. L' artista crea, e la sua, ch' è in fondo una rievocazione dalle più scure ed insondate profondità dello spirito, è opera sacra, già che a volte parla strane voci per i mortali sensi degli uomini, mentre è in Lui una corrispondenza ideale con le forze occulte della natura.
Chi non à inteso ripetere almeno una volta nella sua vita che non è prudente richiedere all'Artista donde venga e a che miri ? Eppure c'è tanta gente la quale facendosi un dovere di appellarsi alla tradizione condanna le opere d'ingegno, cancellando ed insultando quella tradizione alla quale si appiglia perché la ignora, e vituperando d'immoralità tutto quanto non risponde ad una misura stabilita.
Ingenuità delle ingenuità, direbbe uno scrittore biblico, ma non è naturale che le opere d'arte siano tutte amorali se vogliono rispondere ad solo fine, all'Arte? E intendiamoci: amorali nel senso più comprensivo; vale a dire logiche nella loro logica fittizia, naturali nella loro artifiziosità di luci, di scorci e di profili per cui ne risulta una illusione di realtà più vera della verità stessa, poi che non suscettibile di decadenza; etiche nella loro etica opportunistica. Ma prima e sopra tutto pervase da quel senso di indefinibile e complessa elevazione ch'è nell'opera d'arte, cioè la bellezza.
E così non preoccupandomi della balorda ed imponderabile accusa di oltraggio al pudore, per cui il libro del Marinetti è stato sequestrato dalla Procura Generale di Milano, ritorno al mio pensiero: il romanzo del Marinetti non à ragione d'essere poi che non è opera amorale, ma tende sin dalle prime pagine ad una esaltazione che è poi una tesi.
Ripeto non ò il diritto di preoccuparmi della tesi, ma ò quello di sviscerare il valore quantitativamente, in ciò ch'è la sua ragione d'essere, la ragione estetica.
* *  *
Gran poema di barbarie, ove le parole son  orde  selvagge di negri, che rispondono al ritmo d'un fragoroso rombo di tuoni per lanciarsi nella mischia fulminei, sui cavalli sfrenati, il « Mafarka » nella sua prima metà, sarebbe bastato alla gloria d'un poeta primìparo. Infatti senza le posteriori volute avremmo dimenticato le inopportune fila della tesi esposte sin dall' inizio.
Procede il romanzo per grandi quadri non altrimenti d'un poema, epperò un sol pensiero di quella vita intensamente fittizia cui accennavo poco fa, troppo spesso mal frenato, mal chiaro entro il bronzo del periodo, traluce.
Bisogna oltrepassarsi per poter fissare tutti gli strati inferiori della vita senza rimpianti, e nessun mezzo migliore di temprare questa volontà di elevazione, che il rappresentare la bétise degli uomini, crudamente, nella sua debolezza e nella sua istintiva irruenza.
Questa la  sintesi  del  romanzo,  e questa io penso la ragione delle frequenti imaginì lussuriose e delle scene carnali e della macabra, maravigliosa tregenda fallica, Lo stupro delle negre, degna di chi à concepito Re Baldoria, vale a dire del poeta più imaginoso, visionario, originale contemporaneo.
Egli à mezzo di contrapporre cosi' la granitica tagliente volontà di dominio e di purezza, alla molle flessibilità di schiena degli esseri inferiori che s'armano di verga e per essa vivono battendo i fiori sanguigni delle due bocche femminee.
Intorno a « Mafarka », al fratello suo Magamol, che finisce miseramente con la promessa sposa Ourabelli-Charchar per essere stato morso da un cane idrofobo, intorno a Coloubbi, che pretende essere stata la madre e l'amante del figlio di Mafarka Gazourmah, poi che lo stato dionisiaco, in cui Egli concepì il mostro alato e lo fuse e gli die moto, pretende Coloubbi d'averglielo essa prodotto con un suo sguardo possente, s'agitano le turbe schiave di Mafarka e del suo rivale condottiero di negri Brafane-el-Kibir.
O, le arse e spasimose cavalcate pel deserto dietro un'ombra o dietro un sogno del Marinetti, truccato da re barbaro!.... O, le onde di sabbia infoncata che morde le carni lucide, l'ansito caldo dei petti larghi, le grida strazianti dei feriti, o i gemiti delle negre stuprate in un'orgia titanica! Pagine di impeto e di concezione superiore.
L'estetica del futurismo è puramente e semplicemente dinamica, ma nel suo condottiero assurge alle irrequietezze più folli dell'azione.
E può parere un controsenso che in questo romanzo del Marinetti manchi proprio l'azione del senso più elementare.
Vi manca infatti una linea di svolgimento, quando invece attorno a Mafarka tutto vive una vita intensa. Egli vuole, sa ottenere, s' oltrepassa ma non ci persuade, già che la sua volontà d'elevazione sconfina dal senso umano di visione del mondo. Almeno sino a quando non sarà più ridicolo pensare ad una ideale umanità che faccia dei figli « sans le secours de la vulve! » tranne che non si voglia pensare ad una serie d'esperienze ultravulvari....
M'ero proposto di non discutere il romanzo nella sua tesi.
Mafarka enuncia una sua serie di affermazioni, e nel discours futuriste arriva a questa conclusione « Il est possible de pousser hors de sa chair, sans le concours et la puante com-plicité de la matrice de la femme, un géant immortel aux ailes infail-libles! » Date a questa idea delle premesse e sottoponetela a conseguenze e troverete l'uomo-areoplano, l'uomo-macchina.
Per questo fine, solo per questo fine, ch'è il punto ultimo dalla vita mortale, l'eroe Mafarka-el-Bar acumina l'acciaio delle sue membra e lo stile della sua volontà di dominio sulla cute ossea delle schiene umane.
Gl'istinti primitivi della specie ricondotti alla espressione di una razza eroica: potremmo magari discutere sino a che punto gl' ideali della nuova società democratica si possano e si debbano anzi accordare con questi istinti: la loro contraddizione appar-rebbe meno irriducibile di quanto si pensa. Ma non sarà mai lo sforzo della gente universa teso alla conquista d'un sogno poetico ultra-umano, contro natura.
Belle le sante battaglie dell'ideale, ma fino a quando avranno premesse e finalità umane, come quasi tutti i capisaldi del movimento futurista, ma quando trascendono e danno un balzo a capofitto nell'irrisorio, quale il figlio inorganico di Mafarka,  allora non   entrano   nemmeno   nel   mondo delle visioni.   
E per questo e per ragioni meno fondamentali, ch'io non son uso apportare quando parlo d'un'opera d'ingegno non comune, Mafarka-el-Bar non è un libro riuscito.

***
Vedi anche:  

LA VERA STORIA DEL FUTURISMO, la parola a Gesualdo Manzella Frontini 


"Volare - Il tema della sfida allo spazio aereo attraverso il volo meccanico, con le relative opportunità che essa offre di avventura umana e di sogni imperiali, viene aggiudicato nella collana della Bemporad al poeta futurista Gesualdo Manzella Frontini. Il quale ha tutti i titoli, come futurista, anche se nel corso degli anni Venti viene prendendo le distanze da certe radicalizzazioni dei giovani compagni di strada e viene sottoscrivendo le riserve critiche degli ex futuristi fiorentini, Papini, Soffici, Palazzeschi, ma anche come fascista della prima ora, come reduce della Grande Guerra, come portatore di una fantasia estrosa e generosa, per confrontarsi con questa prova."
G. Manzella Frontini e Carlo Carrà