Francesco Paolo Frontini (Catania, 6 agosto 1860 – Catania, 26 luglio 1939) è stato un compositore, musicologo e direttore d'orchestra italiano.

«Bisogna far conoscere interamente la vera, la grande anima della nostra terra.
La responsabilità maggiore di questa missione dobbiamo sentirla noi musicisti perchè soltanto nella musica e nel canto noi siciliani sappiamo stemperare il nostro vero sentimento. Ricordatelo». F.P. Frontini

Dedicato al mio bisnonno F. P. Frontini, Maestro di vita. Pietro Rizzo

lunedì 9 marzo 2020

Francesco Paolo Frontini: Canti di Sicilia, Canzoni d'arte per soprano e pianoforte






La bellissima raccolta di brani registrati in questo album dei Classici di Da Vinci è molto rappresentativa della felice vena melodica del compositore e della varietà degli stati d'animo che potrebbe evocare, nonché del numero di fonti letterarie da cui trasse. La sua conoscenza delle tendenze europee è dimostrata dalla sua impostazione di testi di Heinrich Heine, in Tu non m'ami (la poesia originale tedesca è Du liebst mich nicht ); e se Frontini era a conoscenza del lavoro di alcuni dei principali autori dell'epoca, molti di loro, a loro volta, conoscevano la sua produzione. Un musicista come Massenet ha ammesso di essere diventato "estatico" quando ha potuto ascoltare la musica di Frontini; ma tra i suoi numerosi ammiratori c'erano anche Victor Hugo, Emile Zola e Giacomo Puccini. In Tu non m'ami, lo stile giocoso della sezione iniziale è seguito da uno stato d'animo più espressivo, il cui sontuoso accompagnamento è costruito su generose connessioni armoniche.
Curiosamente, uno stile molto più sensuale si trova in Lauda di suora ("A Nun's Song"): anche se il tono generale è religioso, e le parole evocano una contemplazione del Crocifisso, la musica è inconfondibilmente terrena, con il suo complesso accordo progressioni e ampia gamma melodica. Queste scelte si addicono ai testi, scritti da Mario Rapisardi, un controverso poeta siciliano che era apertamente in guerra con tutti i tipi di autorità, comprese quelle religiose; quindi, non sorprende che un altro dei brani qui registrati, Il canto di Ebe , sia estratto dal Lucifero di Rapisardi (opera esplicitamente condannata dall'arcivescovo di Catania).
Mentre era profondamente radicato nella sua eredità siciliana, Frontini era anche interessato all'esotismo musicale, spesso immaginato come la cornice ideale per avventurose storie d'amore. Ad esempio, una delle sue canzoni più conosciute è Serenata araba , di cui è stata scritta (nel 1953, da Domenico Danzuso): “Rappresenta un piccolo gioiello di valore insuperabile e dimostra il genio di un artista che, anche se non conosceva l'Oriente, era ancora in grado di esprimere appieno il suo spirito, scrivendo la più bella musica araba ”. Un'altra serenata registrata qui è altrettanto deliziosa, sebbene con uno stile molto diverso: La serenata di Pulcinella ("Punch's serenade") ondeggia tra ironia e tenerezza, impiegando tratti genuinamente estratti dalla spontanea musicalità dell'Italia meridionale, trasformandoli anche in un'opera musicale molto raffinata (attraverso un uso consapevole dell'armonia e delle onomatopeie).

Tratti simili si trovano anche in altre sue canzoni: ad esempio, Canto di carrettiere e Marinaresca si concentrano su particolari situazioni umane e sociali, nonché su speciali "paesaggi" e contesti naturali, e mentre descrivono fedelmente ed efficacemente le scene vivaci che promesso, non mancano mai di un tocco di simpatia e sentimento umani.
Queste caratteristiche sono forse le più affascinanti e spesso presenti nella vasta produzione di canzoni di Frontini: anche quando i testi sono piuttosto semplici e semplicemente indicativi di storie d'amore accennate, piuttosto che adeguatamente narrate, la musica dà profondità ai testi e porta a vita i tratti umani dei protagonisti nascosti.
In questo forse sta il genio di Frontini, e il vero valore della sua musica: ascoltandolo, il mondo in cui ha vissuto e rappresentato nella sua musica prende vita ancora una volta, e siamo portati, dalle note della sua musica, in un'altra il tempo e un altro luogo, tinti di nostalgia, magia e incanto dell'ignoto.
Note sull'album di Chiara Bertoglio

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venerdì 7 febbraio 2020

"Inno a S. Agata" 1886 del giovane ventiseienne Francesco P. Frontini




Coro Lirico Siciliano diretto da Francesco Costa - martedì 4 Febbraio 2020, presso la Monumentale settecentesca Chiesa di San Michele ai Minoriti
- "Questa terra fortunata, consacrata dal tuo Sangue..."




Inno a S. Agata
parole di Salvatore Nicolosi Sciuto
musica di F. P. Frontini 1886





I- Introduzione​ ​ Questa terra fortunata​ ​ consacrata dal tuo sangue​ ​ a e invitta, a te beata​ ​ scioglie l'inno trionfal.​ ​ Cittadini alzate il canto​ ​ alla intrepida virago​ ​ qui riposa il corpo santo,​ ​ questa è l'ara sua immortal.​ ​ II- Preghiera​ ​ Dal trono di gloria​ ​ o invitta guerriera:​ ​ ascolta fra i cantici​ ​ la nostra preghiera.​ ​ Ci salva pietosa​ ​ da tutti i flagelli​ ​ fa dono alla patria,​ ​ di giorni più belli.​ ​ La fede ravviva​ ​ la speme, l'amore,​ ​ fedeli o gran Diva​ ​ ci rendi al Signor.​ ​ All'illustre possente Patrona​ ​ Cittadini! Risuoni l'evviva​ ​ lieta echeggi la nostra canzone​ ​ e n'esulti la sponda giuliva.​ ​ Dai perigli salvò i mesti figli,​ ​ dalla peste Catania salvò.​ ​ Evviva.​ ​ Cittadini! Corone di alloro​ ​ al suo altare rechiamo festosi!​ ​ Desti il suono dell'inno canoro,​ ​ gli echi ascosi degli astri amorosi.​ ​ Dalle sfere le nostre preghiere ella accolse​ ​ la Patria esultò



*Sant'Agata, poesia e musica nella Catania dell'ottocento - di Mario Rapisardi, Pietro Mobilia e Frontini

lunedì 6 gennaio 2020

Di Fr. P. Frontini, il primo CD per canto e piano, della Da Vinci Publishing



Giuseppe Federico Senfett : Pianoforte
Jennifer Schittino : Soprano

Concerto presso il Castello Morsasco (AL) del 26.07.19




" Viole bianche fu pubblicata dalla Società Musicale Napoletana nel 1898 e poi ripresa dall'Editore Forlivesi di Firenze. Il testo è di Annie Vivanti: Vi mando le viole pallidine Che anno perso il colore e la fragranza... ma, soggiunge la poetessa, sono pur sempre viole. Così un amore senza baci e senza riso rimane pallido in mezzo al cuore, ma è pur sempre amore. La musicazione del testo inizia con una intensa melodia affidata alla mano sinistra del pianoforte sulla quale la voce rimane quasi fissa su delle malinconiche note ribattute. Ma nella seconda strofa si espande in arcate melodiche di grande suggestione e trova il suo acme nell'ultima frase, su una serie di passaggi armonici densi e drammatici. La conclusione è affidata al pianoforte con una collana di accordi acuti che svaniscono a poco a poco, anche qui modulando dolcemente alla tonalità originale. Viole bianche svela alcune delle principali caratteristiche dello stile di Frontini: la compresenza di un notevolissimo nerbo drammaturgo di stampo verista e una raffinata ricerca di sonorità quasi impressionistiche, lievi e seducenti". Gianfranco Plenizio Vi mando le viole pallidine Che hanno perso il colore e la fragranza, Ma serban delle azzurre sorelline Il nome e la sembianza. Tale un amor da volontà conquiso S'erge pallido e triste in mezzo al core: Un amor senza baci e senza riso Ma ch' è pur sempre amore !



Musica di Francesco Paolo Frontini. Versi di Mario Rapisardi - tratta dal Giobbe - Lauda di suora Amore, amore non dammi riposo, Amore, amore il mio seno ha corroso; Alzar le ciglia, e guardarlo non oso Quel Dio pietoso, che me volse amare. O santa piaga del lato di Cristo, Da che al tuo sangue il mio pianto s'è misto, Il paradiso dell' anima ho visto, Al cui conquisto mi voglio affrettare. Con le mie mani tremanti t'attingo, Con labbra smorte ti bacio, ti stringo, Del tuo colore quest' anima tingo, E più la spingo e più vuol penetrare. Il sapor dolce, la grata fragranza Più sempre accende la mia desianza; O mia dolcezza, mia sola speranza, Mia sola amanza, in te vommi mutare. Amore, amore, amor solo, amor santo, Deh! com'è dolce morirti da canto, Com'è suave distruggersi in pianto, E in un mar santo di luce affogare! All'egregio maestro di musica Sig. Fr. P. Frontini Catania Di Casa 25 maggio 1889. Grazie, caro Sig.Frontini, della musica assai bella e caratteristica di che volle onorare la mia "Lauda di Suora". Ella ha saputo rendere l'intensa ascetica sensualità che li anima. Quel crescendo dell'ultima strofe,che si risolve in una frase larga e voluttuosa, a me pare d'un mirabile effetto; dà la viva immagine dell'orgia spirituale, a cui si abbandona una povera anima assetata d'amore e condannata a languire in un chiostro. Bravo, caro Sig. Frontini, ma proprio di cuore e augurandole pari al merito la fortuna, me le confesso. Aff.mo Mario Rapisardi.



"Malìa" di Francesco Paolo Frontini, versi di Luigi Capuana

PREGHIERA ( Opera Malìa) JANA (quasi tra sé) Ah, non mi sente ! Non mi ascolta !.... PAOLO Che dici? JANA « Niente! Niente! » (Prega l'immagine, a bassa voce, in piedi, con le mani giunte) Signora del cielo, perdono ! La stanca mia mente delira ! Son come una paglia che il turbin raggira !.... Ridàmmi la pace, Signora del ciel ! Tu, Vergine pura, disperdi Le impure mie ansie crescenti ! O Madre pietosa di tutti i dolenti, Ridammi la pace, Signora del ciel !


Il Canto di Ebe di Francesco Paolo Frontini, versi di Mario Rapisardi - ed. Ricordi 1883 Date a la terra i fiori, Date i coralli al mar, Ad ogni cor gli amori, Ad ogni dio l'altar. Abbia ogni nembo un'iride, Ogni astro i suoi splendori; Date a la terra i fiori, Date i coralli al mar. Ma, rieda il verno o il maggio, Mesta e soletta io son; Muto è del cielo il raggio, Triste è de l'arpa il suon; Qual vana ala di zeffiro Passo nel mio viaggio, E, rieda il verno o il maggio, Mesta e soletta io son. O immagini lucenti Di più felici dì, Sogni de l'arte ardenti, Il vostro april sfiorì; Invan chiedo le olimpiche Forme a le nuove genti, O immagini lucenti Di più felici dì. La giovinezza, il riso, Le grazie ed il piacer Fuggon tremanti al viso De l'inamabil Ver; Fuggon su l'ali rosee Del vago error conquiso La giovinezza, il riso, Le grazie ed il piacer.