Francesco Paolo Frontini (Catania, 6 agosto 1860 – Catania, 26 luglio 1939) è stato un compositore, musicologo e direttore d'orchestra italiano.

«Bisogna far conoscere interamente la vera, la grande anima della nostra terra.
La responsabilità maggiore di questa missione dobbiamo sentirla noi musicisti perchè soltanto nella musica e nel canto noi siciliani sappiamo stemperare il nostro vero sentimento. Ricordatelo». F.P. Frontini

Dedicato al mio bisnonno F. P. Frontini, Maestro di vita. Pietro Rizzo

lunedì 13 marzo 2017

Manzella 1916-1918. Nei lager austro-ungarici della Grande Guerra



Libri prigionieri con Manzella
1916-1918. Nei lager austro-ungarici della Grande Guerra



di Vania Di Stefano

Ho ritrovato la geografia dei lager austro-ungarici della Grande Guerra nelle date autografe scritte sui libri che il sottuffciale prigioniero Tito Manlio Giovanni Manzella (Catania 1 gennaio 1891 - Roma 19 febbraio 1966) ricevette in dono o acquistò nei vari campi di concentramento, usando carte-monete speciali, fra il 30 marzo 1916 e il 18 settembre 1918, data della sua liberazione.
Sulla vita di Titòm (così lo chiamavano i figli giornalisti Igor, Myriam, Mirko; per me era, alla russa, ‘Dieda’, cioè ‘nonno’) ho pubblicato ricordi documenti nel quotidiano La Sicilia, descrivendo il giovane poeta, il ragioniere emigrato in Germania, il collaboratore del Corriere di Catania, il soldato, l’insegnante di lingua tedesca nei ginnasi, lo scrittore; ma sul progetto di una mostra dedicata ai libri della sua prigionia, non potevo che anticiparne qui l’idea, confortato dall’interesse di Nicola Micieli, raffinato artefice di esposizioni, curatore di una rassegna (colpevolmente inedita) di ‘ritratti’ del libro, inteso come creatura viva, sorgente perenne di quell’immaginazione che sa essere salvifica perché è mentale, dunque libera, non seriale e tanto meno tecnologica, virtuale, pubblicitaria, consumistica. 




Il centenario del primo conflitto mondiale lo stanno raccontando le riflessioni degli specialisti corredate dalle fonti di allora: giornali, lettere, diari, romanzi, poesie, articoli, immagini, archivi, oggetti. 


Gli orrori, le stragi, le sofferenze delle anime e dei corpi sepolti vivi nelle trincee, ma soprattutto la follia delle classi dirigenti, dei comandi militari e degli eterni gruppi di potere economico (questi ultimi ancora oggi brindano giurando sul neo-vangelo intitolato Mors tua pecunia mea!), emergono senza i veli dell’elegante retorica patriottica tardo-ottocentesca. Qui non ne scriverò perché mi preme mostrare il già evocato valore del libro, fonte di apprendimento e di terapeutica riflessione, compagno di prigionia e onirico strumento di fuga (dal sogno però ti ridestavano le copertine e le pagine marcate con sinistre timbrature rosso-sangue).  



Catturato nella notte fra il 26 e il 27 marzo 1916 durante un pattugliamento sul fronte di Gorizia, dopo una breve permanenza a Castel di Lubiana e a Mauthausen (sede di un deposito di libri selezionati), il 20 novembre, scriveva a casa da Osstffyasszonyfa (Ungheria): “lavoro e studio le lingue, scrivo e penso a voi”, ma il 3 luglio 1917, conclusasi la decima battaglia dell’Isonzo, l’umore è mutato: “leggiamo i giornali austriaci i quali riportano tutto dai nostri giornali, anche i comunicati di Cadorna... da due mesi non so far più nulla, né leggere né scrivere. Incretinisco, sono ossessionato! Se penso di dover passare qui ancora un inverno mi sento annientare dall’angoscia! Io non ne posso più! Sono vecchio! Non ho conchiuso più nulla. Non ne posso più! Vi bacio! Vi stringo al mio petto. Sogno sempre di voi, le cose più belle e le cose più brutte! È un’ossessione, un disperare e sperare continuo!”. 


Durante la lunga reclusione, paradossalmente molto fortunata perché privilegiata dal grado, la biblioteca illuminò la notte delle morti quotidiane, favorendo la convivenza di lettori e carcerieri, gli uni e gli altri partecipi della comune, fragile condizione umana e rispettosi delle regole imposte da circostanze liberticide. Stando ai manoscritti, non poco di quel che allora abbozzò e in parte pubblicò negli anni successivi maturò sulle pagine degli oltre 150 volumi posseduti, 53 dei quali della collana Universal Bibliothek (Lipsia), 5 della Bibliotheca Romanica (Strasburgo). Li ho schedati e ordinati secondo la data di acquisizione sì da percorrere, a un secolo di distanza e lager dopo lager, l’itinerario di lettura o di semplice consultazione curiosa (sporadici i segni di matita e rare le postille). Non mancano le dediche di compagni di prigionia e di donatori italiani, come Virginia Boggio Lera. Il fratello Gesualdo Manzella Frontini gli spedì Osservazioni e massime di Georg Christoph Lichtenberg, poi gli procurò un “abbonamento al pane” tramite la Croce Rossa svizzera (una circolare proponeva 2 chili settimanali per 5 franchi), iniziativa salvifica quando la fame iniziò a galoppare sui cavalli dell’apocalisse, azzannando anche gli ufficiali e stremando i carcerieri. 

Prevalgono gli autori di lingua germanica fra cui Martin Luther, Froben Christoph von Zimmern, Paul Rohr-bach, Leopold Freiherr von Chlu-mecký, Bruno Busse e molti altri. Sono tradotti in tedesco esponenti celebri della letteratura europea, ad es.: Cervantes, Gogol, Andersen, Sologub. Accanto alle antologie  poetiche  si  segnalano  monografie e raccolte di fiabe, genere letterario preferito: ve ne sono di austro-ungariche, russe, tedesche, svizzere, albanesi, bulgare, serbe, croate, cinesi. Non mancano classici come La Chanson de Roland e le biografie, in maggioranza di musicisti: Bach, Händel, Haydn, Cherubini, Meldessohn, Chopin, Cornelius, Brahms. I manuali, le grammatiche, i dizionari e i testi di linguistica spaziano fra tedesco, ungherese, inglese, spagnolo, russo. Interessanti due almanacchi bellici e pubblicazioni che stigmatizzano il ruolo politico dell’Italia.
Celebrare i libri di questa inconsueta, rara biblioteca sarà utile per mostrare la sola possibile via di fuga da ogni mostruosa macelleria bellica. A dispetto dei mortali angeli sterminatori non mancheranno mai antichi e nuovi libri salvifici, capaci di farci superare persino le attuali, vitalissime, disarmate, subdole guerre invisibili di matrice bancaria, borsistica, burocratica, oligarchica, politica, psicopatica. Tra le pagine ingiallite di allora e le pagine bianche non ancora stampate si perpetuerà per scripturam quel privilegio straordinario, chiamato vita, che ci fa umani, pensanti e necessariamente solidali, spingendoci, se possibile, a condividere in amicizia questo fugace soggiorno terreno.

  STORIA/E R



Marussja Manzella: Io, sorella di Igor Man