Francesco Paolo Frontini (Catania, 6 agosto 1860 – Catania, 26 luglio 1939) è stato un compositore, musicologo e direttore d'orchestra italiano.

«Bisogna far conoscere interamente la vera, la grande anima della nostra terra.
La responsabilità maggiore di questa missione dobbiamo sentirla noi musicisti perchè soltanto nella musica e nel canto noi siciliani sappiamo stemperare il nostro vero sentimento. Ricordatelo». F.P. Frontini

Dedicato al mio bisnonno F. P. Frontini, Maestro di vita. Pietro Rizzo

giovedì 8 maggio 2014

Saverlo Fiducia - Cantore di uomini e cose

Scrisse una volta Saverio Fiducia che pensando alla Catania dell'ultimo Ottocento, anche senza chiudere gli occhi, gli pareva di sognare. Chi lo conobbe, può credergli. Perché Catania l'amava veramente e più di tutti. E guai a chi osava disprezzarla o contraddirlo.

Saverio Fiducia, Catania 1878/1970 

Ricordava con precisione e minuzia ineguagliabili tutta la infinità di cose, di uomini, di avvenimenti visti e vissuti e per cui, fin da ragazzo, aveva sempre avuto sguardi non solo attenti, ma da vero innamorato. La sera del 31 maggio 1890 suo padre lo portò all'inaugurazione del Teatro Bellini. Non aveva ancora dodici anni e, dopo ottant'anni, Saverio Fiducia non aveva dimenticato nulla di quel sogno incantevole. Suo padre era impiegato al Comune. Naturale, quindi, che il piccolo Saverio vi si recasse spesso.                                 
Che cosa facesse di preciso non saprei dirlo. « Giovinetto lavoravo all'Archivio », ha lasciato scritto in certi suoi appunti di diario. Certo, l'amore per l'arte, per la storia, per i monumenti dovette germogliare in lui fra le montagne di carte, in mezzo agli austeri saloni e scaloni, ai monumentali archi e alle possenti colonne del sontuoso palazzo Vaccariniano. Perciò, quando nel 1944 lo incendiarono, Saverio Fiducia ne soffrì più di tutti. Aveva frequentato solo le tecniche, compagno e coetaneo del poeta Giovanni Formisano. Avrebbe poi voluto recarsi a studiare pittura a Napoli, o a Roma, o a Firenze. Non fu possibile. Si accontentò di frequentare la scuola serale di disegno « Figli del lavoro ». Vi insegnava, fra gli altri insegnanti, Francesco Toscano, disegnatore e acquarellista dell'architetto Carlo Sada. E Fiducia, alla fine dei quattro anni di corso, vinse il primo premio. In gioventù non solo disegnava, ma dipingeva bene. E chi, come il sottoscritto, ha potuto ammirare suoi disegni e dipinti, sa quello che dice. Frequentò anche una scuola di scherma e divenne amico di Agesilao Greco.
Mentre come giornalista Saverio Fiducia esordì nel 1923 con gli articoli apparsi in « Siciliana », la rivista fondata e diretta da Natale Scalia e poi, morto Scalia, dallo stesso Fiducia; la sua passione per il teatro, che s'era rivelata in lui quando ancora quinquenne il padre lo portava agli spettacoli di lirica e di prosa, aveva dato i primi frutti nel 1912 con due atti unici in lingua: « La nube » e « Il singhiozzo nell'alcova », che però non furono mai rappresentati. La prima affermazione l'ebbe con la commedia in dialetto « Notti senz'alba », la quale, presentata nel 1914 da Giovanni Grasso jr. al Politeama Garibaldi di Palermo, riscosse un gran successo. Il 2 luglio 1921 Grasso senior la fece trionfare anche al Lirico di Milano. E ciò nonostante, come ebbe a scrivere lo stesso Fiducia, fosse stata « stroncata da Renato Si-moni, plagiata da Ugo Betti e poi lodata da Saverio Procida ». Nel 1929 lo stesso Grasso senior ne farà una delle sue migliori interpretazioni in una sua serata d'onore al Rojal Theatre di New York.
Altri notevoli successi sono all'attivo di Saverio Fiducia: nel 1928 « Li du' surgivi » (Siracusa, interprete Turi Pandolfini); nel 1929 « Dòmini » (Palermo, interpreti Giovanni Grasso jr. e Virginia Balistrieri); nel 1930 « Vicolo delle Belle » in lingua e col commento musicale del maestro F. P. Frontini (Catania, interprete Turi Pandolfini).
A proposito de « Li du' surgivi », quando nel giugno del 1968 furono riprese nel nostro Teatro Rosina Anselmi con la regìa di Carmelo Molino, che suggerì a Fiducia, e Fiducia accettò, alcuni tagli e variazioni, il successo si rinnovò. Specialmente alla fine del secondo atto, quando escono di scena, muti e sotto lo scampanio festoso della vicina chiesa, i due vecchietti (massaru 'Nniria e 'a matri scanusciuta), il pubblico andò in delirio. E Saverio Fiducia, commosso e felice come un giovane autore alle prime armi, disse che mai quel suo lavoro era stato recitato così stupendamente.
Ma per il teatro non scrisse soltanto codesti lavori. Ne scrisse molti altri che per brevità non elenchiamo e che non tutti furono rappresentati. Ricordiamo soltanto « Solitudini », tre atti scritti nel 1936, che piacquero a Maria Melato e che li avrebbe rappresentati se intanto, per ragioni politiche, non fosse stata sciolta la sua Compagnia.
Per la RAI, oltre il bozzetto in un atto « Caffè notturno » e a svariate conversazioni e riduzioni, tra cui « La lupa » e « La caccia al lupo » di Verga, « San Giovanni decollato » di Martoglio, « U spirdu » di A. Russo Giusti, tradusse « Bellavista » di Pirandello e, dal napoletano, « Addio mia bella Napoli » di Ernesto Murolo, che, giudicata « felice », fu data nel nostro Teatro Coppola la sera del 12 febbraio 1920 con un discorso introduttivo di Francesco De Felice. 



A eccezione delle cento e una « Passeggiate sentimentali » raccolte nel volume edito dal Giannotta, la produzione di Saverio Fiducia è rimasta disseminata e dispersa in giornali e riviste, e, per la parte teatrale, nei copioni i quali, insieme con i racconti in gran parte inediti, sono custoditi, con non pochi altri ricordi e manoscritti del padre, da una delle sue due figlie, la signora Santuzza Cambellotti.
Dopo il suo esordio in « Siciliana » Saverio Fiducia collaborò al « Giornale dell'Isola », allora diretto da Gioacchino Di Stefano; fu dal 1929 al 1935 con Luigi Gandolfo segretario di redazione della rivista del Comune « Catania », diretta da Guido Libertini, e, chiamatovi da Piero Saporiti e Vito Mar Nicolosi, fu critico cinematografico del « Popolo di Sicilia », incarico poi passato, con grande amarezza del Fiducia, a Ottavio Profeta. Nel 1952, riprese le pubblicazioni la rivista del Comune, vi fu richiamato e vi rimase, spiegando grande impegno e amore, fino alla cessazione, avvenuta nel dicembre del 1962. Sorta, anzi risorta, nel 1947, « La Sicilia », vi iniziò la collaborazione. Qui, in queste colonne, apparvero tutte le sue « Passeggiate sentimentali » (l'ultima rimase incompleta nella macchina da scrivere), diecine e diecine di articoli vari d'interese storico, civico, artistico, nonché racconti e novelle e, inoltre, delle rubriche come « Echi », « Cartoline illustrate ». Rubriche simili aveva tenuto anche in altri quotidiani. Ricordiamo: « Periscopio cittadino », « Itinerario sentimentale », « Le luci della città » e altre.
In merito ai racconti e alle novelle, ecco un particolare che nessuno o solo pochi ìntimi conoscono. Ne aveva preparato un volume, per lo più inediti, ma non ebbe il tempo di vederlo stampato. E fu questa, certo, un'amarezza che si portò nella tomba. Lo aveva consegnato circa un anno prima di spirare a un libraio, che voleva iniziare la sua attività editoriale proprio con un volume di Fiducia. Ma poi, per varie ragioni, le cose andarono alle lunghe, Tutte le volte che Fiducia andava a sollecitarne la stampa voleva che lo accompagnassi io, non per altro che per l'amicizia che ci legava. Ma quando il male si rivelò inesorabile, volle (rammento con angoscia ancora la telefonata di casa sua) che andassi io a ritirare il manoscritto. E quando lo riebbe, provò tanta gioia che sembrava guarito.
Un'altra cosa conosciuta da pochi, è questa. Le « Passeggiate » non dovevano essere raccolte in volume dall'editore Niccolò Giannotta, bensì dal prof. Venero Girgenti, direttore de « La Tecnica della scuola ». L'accordo tra Fiducia e Girgenti era stato raggiunto. La spesa sarebbe stata divisa a metà. Ma, a un certo punto, entra in scena Giannotta, e riesce, consenziente però Girgenti, a guadagnare Fiducia alla sua casa editrice. E così, il primo volume delle « Passeggiate sentimentali », anziché Girgenti, lo stampò Giannotta. Girgenti ne ebbe una copia con la seguente dedica: « A Venero Girgenti, artefice principale della pubblicazione di questo libro, memore e grato Saverio Fiducia ». Chi volesse saperne di più, vada a leggersi, nel fase. n. 8 di giovedì 25 gennaio 1973 de « La Tecnica della scuola », l'articolo di Venero Girgenti.

"Vicolo delle belle" commedia di Saverio Fiducia con commenti musicali di F.P. Frontini (1930)



La mia amicizia con Saverio Fiducia nacque subito dopo la guerra '15-'18, quando io, giarrese, venni a stabilirmi a Catania. E se anch'io, non catanese, mi sono innamorato di Catania, lo devo principalmente a Saverio Fiducia. Fu il suo amore che infiammò il mio. Del resto, non si poteva essere suo amico se non si amava Catania.

* La Sicilia, 13.05.1975 Francesco Granata 

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ll dramma di una vita - Francesco Paolo Frontini 1860/1939