Francesco Paolo Frontini (Catania, 6 agosto 1860 – Catania, 26 luglio 1939) è stato un compositore, musicologo e direttore d'orchestra italiano.

«Bisogna far conoscere interamente la vera, la grande anima della nostra terra.
La responsabilità maggiore di questa missione dobbiamo sentirla noi musicisti perchè soltanto nella musica e nel canto noi siciliani sappiamo stemperare il nostro vero sentimento. Ricordatelo». F.P. Frontini

Dedicato al mio bisnonno F. P. Frontini, Maestro di vita. Pietro Rizzo

giovedì 9 febbraio 2012

Leopoldo Marenco, un librettista dimenticato - Scena Illustrata del 1899

Leopoldo Marenco (Ceva, 11 agosto 1831 – Milano, 30 aprile 1899) è stato un drammaturgo, poeta e librettista italiano.
Scena Illustrata 1899 - collezione F. P. Frontini
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Leopoldo Paolo Marenco nasce il 1º novembre 1831 a Ceva. Figlio del drammaturgo Carlo Marenco, come suo padre lavora per il Dipartimento del Tesoro dell'allora Regno di Sardegna.
Nel 1860 diventa professore di Letteratura latina a Bologna e successivamente a Milano, e nel 1871 si ritirò a Torino.
I versi, scritti dopo il 1860, sono più notevoli per le loro qualità liriche da quelli drammatici. Si ricorda CelesteTempeste alpinoMarcellinaIl Falconiere di Pietra ArdenaAdelasia La FamigliaCarmela Piccarda DonatiSaffoRosalinda, ecc. I soggetti sono sia contemporanei allo scrittore, sia ispirati alla storia medievale.
       ORA tutti filosofeggiano — ora che Leopoldo Marenco è morto. Ora tutti trovano che non valeva la pena di aver lavorato, per quarant'anni, all'ingrato compito di commuovere quel grande e gelido macigno che è il pubblico — per morirsene fra la completa indifferenza ed il disdegno del pubblico stesso. Ora tutti dimostrano come all'autore di 67 produzioni drammatiche — di cui 59 rappresentate — non dovesse esser serbata la miseria a compenso ultimo, degli ultimi anni e degli ultimi malori. Ora tutti proclamano che a chi fu da Natura creato Poeta e dal patrio Governo professore e cavaliere, doveva esser serbata — almeno ! — la decenza di una vecchiaia tranquilla e la tranquillità di un funerale decente.
Questo, ora, trovano.. tutti — ora che Leopoldo Marenco è morto. Il che non toglie che a lui, anima appassionata e nobile e schietta, sien state profuse tutte le amaritudini dell'o blio, tutte le angoscie della povertà, tutti gli aculei della critica più devastatrice. Su qual scena, ormai, si rivedono Celeste ed il Falconiere e Giorgio Gandi ? Quale è quella compagnia, che si degna esumare e rispolverare quelle, di ieri e già vetustissime, produzioni? Il gusto del pubblico ruota al pari di un mulinello ed insieme ruota il ciuffo della dea Fortuna: ed è perciò che Marenco vegetava da un pezzo, non più intento a compilar versi sonori, sì bene a sbrogliare l'arduo problema del pane quotidiano. E questo perchè in Italia imperversa il vilipendio e sovraneggia l'ingratitudine. Onde si vede lo spettacolo miserando di un uomo, ieri levato alle stelle, prostrato oggi nel fango. E si vede un commediografo, un poeta dianzi proclamato inarrivabile e sublime, piegato a un tratto sotto il peso della trascuratezza e della dimenticanza generale.
Pailleron, d'Ennery lasciano milioni — nè l'uno nè l'altro ebbe anima od ingegno superiori al Marenco — nè di questo nè di quello il bagaglio artistico fu più aureo del bagaglio dell'autore italiano. Ma tant' è. Occorre al successo l'audacia, l'orgoglio, la boria, la prepotenza — più che non occorrano l'ingegno e la rettitudine e la modestia. Ed il povero Marenco possedeva le virtù nocive, scambio dei benefici difetti. E cosi è morto, già morto da anni alla vita dell'arte, della gloria e del tornaconto.
Noi, che l'abbiamo avuto buono, cortese e solerte collaboratore, ne deploriamo la perdita — piacendoci al tempo stesso fermare qui, in queste  colonne, oltre le sue nobili  sembianze, il biasimo per la sua fine, così miseramente desolata.        
 SCENA ILLUSTRATA 15/5/1899


              Scena illustrata - Un'ora d'amore - 1.1.1899

Opere (parziale)


Leopoldo Marenco, ca. 1870.
  • Celeste: idillio campestre in quattro atti/ Milano: C. Barbini, 1868
  • Ginevra degli Amier: scene melodrammatiche; musica di Ernesto Tagliabue allievo del Regio Conservatorio di Musica in Milano, 1867-68 Milano: Tipografia Reale.
  • Giorgio Gandi: bozzetto marinaresco in quattro atti in versi/ Milano: C. Barbini, 1868
  • Un malo esempio in famiglia: commedia in quattro atti/ Milano: C. Barbini, 1868
  • Marcellina: dramma in tre atti in versi/ Milano: C. Barbini, 1868
  • Piccarda Donati: tragedia in cinque atti/ Milano: C. Barbini, 1868
  • Saffo: tragedia in cinque atti: Milano: C. Barbini, 1868
  • Speronella: tragedia in cinque giornate/ Milano: C. Barbini, 1868
  • Tecla: dramma in cinque atti in prosa/ Milano: C. Barbini, 1868
  • Lo spiritismo: commedia in quattro atti in prosa/ Milano: C. Barbini, 1869
  • Celeste: idillio campestre in quattro atti in versi di Lepoldo Marenco. Seconda edizione/ Milano: Barbini, 1870
  • Dammi un'ora d'amor!: musica di S. Auteri Manzocchi/ Milano: F. Lucca, [187.]
  • Il ghiacciajo di Monte Bianco: bozzetto alpino in quattro atti/ Milano: C. Barbini, 1870
  • Letture ed esempi: commedia in quattro atti ed un prologo/ Milano: C. Barbini, 1870
  • Il falconiere di Pietra Ardena: dramma in versi in tre atti ed un prologo/ Milano: C. Barbini, 1871
  • Marcellina: dramma in tre atti in versi/ Milano: C. Barbini, 1871
  • Raffaello Sanzio: dramma in quattro atti ed in versi/ Milano: C. Barbini, 1873
  • Re Manfredi: tragedia lirica in tre atti; musica di Achille Montuoro /Milano: Carlo Barbini, 1873
  • Tecla: dramma in cinque atti in prosa/ Milano: C. Barbini, 1873
  • Arimanna: dramma in quattro atti in versi/ Milano: C. Barbini, 1874
  • Matelda: tragedia lirica in quattro atti; musica di Antonio Scontrino/ Milano: F. Lucca, 1874
  • Corrado: dramma in quattro atti in versi/ Milano: C. Barbini, 1875
  • Deserto: commedia in versi in quattro atti ed un prologo/ Milano: C. Barbini, 1875
  • I figli d'Aleramo: dramma in quattro atti in versi/ Leopoldo Marenco /Milano: Barbini, 1875
  • Gli amori del nonno: commedia in tre atti in prosa/ Milano: C. Barbini, 1876
  • Supplizio di Tantalo: commedia in quattro atti/ Milano: C. Barbini, 1876
  • Trappole d'oro: commedia in due atti/ Milano: C. Barbini, 1876
  • Il conte Glauco: dramma in quattro atti ed un prologo in versi/ Milano: C. Barbini, 1877
  • Quel che nostro non è: commedia in quattro atti ed in prosa /Milano: C. Barbini, 1877
  • Un'Aurea plaga: romanza per tenore o mezzo Soprano; musica di Nicolo Massa /Milano: F. Lucca, dep. 1878
  • Edvige: Melodia in chiave di Sol con accompagnamento di pianoforte/ Musica di Antonio Scontrino/ Milano: F. Lucca, dep.1878
  • Letture ed esempi: commedia in quattro atti ed un prologo/ Milano: C. Barbini, 1878
  • Povera rondinella: Melodia in chiave di Sol con accompagnamento di Pianoforte; musica di Antonio Scontrino/ Milano: F. Lucca, dep.1878
  • Speroni d'oro: dramma in tre atti ed un prologo/ Milano: Barbini, 1878
  • Valentina: commedia in quattro atti ed un prologo/ Milano: C. Barbini, 1878
  • Matelda: Tragedia Lirica/ musica di Antonio Scontrino /Milano: LUCCA F., 1879
  • La scommessa di Riccardo: commedia in tre atti/ Milano: C. Barbini, 1879
  • Tramonti: dramma in versi in tre atti ed un prologo/ Milano: C. Barbini, 1879
  • Saffo: tragedia in cinque atti/ Milano: C. Barbini, 1880
  • Silvana: commedia in tre atti in prosa/ Milano: C. Barbini, 1880
  • L'hanno tutte, mamma, il suo babbo: commedia in due atti/ Milano: C. Barbini, 1881
  • Mastr'Antonio: dramma campestre in quattro atti in versi/ Milano: C. Barbini, 1881
  • Guai dell'assenza: Commedia in quattro atti/ Milano: Barbini, 1882
  • Bice: dramma in due atti in versi /Milano: C. Barbini, 1883
  • Don Ambrogio: bozzetto drammatico in versi sciolti e in quattro atti/ Milano: C. Barbini, 1883
  • Gemma ha dei segreti: commedia in tre atti in prosa/ Milano: C. Barbini, 1883
  • Matassa arruffata: commedia in tre atti in prosa/ Milano: Carlo Barbini, 1884
  • Marcellina: dramma in tre atti in versi/ Milano: C.Barbini, 1885
  • Una fortunata imprudenza: commedia in due atti / Milano: C. Barbini, 1885
  • Mio marito: commedia in tre atti in prosa/ Milano: C. Barbini, 1885
  • Valeria: dramma in un prologo e quattro atti/ Milano: C. Barbini, 1885
  • Sotto la pergola: bozzetto in un atto in versi/ Milano: Barbini, 1886
  • I caduti a Dogali e le vittime del terremoto in Liguria: Genova: Tip. dell'istituto Sordomuti, 1887
  • L' infinito: Per Voce di Tenore, con accompagnamento d'archi, flauti e pianoforte; musica da Pietro Platania
  • Sull'alba!: musica di A. Tessarin/ Milano: G. Ricordi e C., t.s. 1892
  • Il Falconiere: Dramma lirico in tre atti, ridotto da P. Mobilia e A. Tomaselli. Musica di Francesco Paolo Frontini /Milano-Torino: Stab. Art. Musicale Arturo De Marchi Edit., 1896
  • L' arlesiana: Opera in quattro atti. Musica di Francesco Cilea /Milano: Tip. Della Soc. Edit. Sonzogno, 1897
  • Dammi...: musica di Vincenzo Valente /Firenze: G. Venturini
  • Fatalità: in 2 atti; musica di Francesco Paolo Frontini (1900)
  • Nel tempo di una volta: musica di Francesco Paolo Frontini (1905)
                  Scena illustrata - Sera !-1.2.1899  
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Dalla cronaca del 1846.


Carlo Marenco lasciò  alla sua morte 5 figli tutti ancora in corso di studii. 


Il secondo per nome Leopoldo batte le orme gloriose del genitore ed è già salito in bella fama di tragico scrittore. Compose pel Teatro Carignano, l'Isabella Orsini, che riscosse gli applausi dei colti Torinesi, il Fra Jacopo Bussolari, non meno applaudito dell'Isabella, e la Piccarda Donati che riportò il premio su quante altre tragedie furono esposte alla società filodrammatica di quella capitale. La Ristori prima attrice dei nostri tempi incoraggia con suoi consigli questo giovane scrittore; l'ebbe a suo compagno in Parigi all'epoca dell'esposizione, che fu per Essa un continuo trionfo, e dove meritò una visita in gran tenuta dallo stesso Imperatore Luigi Napoleone, che ebbe a dire che l'Imperatore dei Francesi doveva far una visita all'imperatrice dell'arte drammatica. Di commissione di questa grande attrice scrisse il Leopoldo Marenco la Saffo che deve andar in scena a Madrid e quindi a Pietroborgo fra pochi mesi e colla Ristori dovrà trovarsi presente l'autore.(*)
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IL Falconiere
Opera in tre Atti
Catania, 1899
Libretto
LEOPOLDO MARENCO
Musica
FRANCESCO PAOLO FRONTINI
 





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Il Falconiere è significativo perchè in certo senso inaugura un filone melodrammaturgico che, sulla scorta di una voga letteraria, si compiace di ambientazioni medievali (più tardi verranno alla luce «Isabeau» e «Parisina» di Pietro Mascagni, «L'amore dei tre re» di Italo Montemezzi, «Francesca da Rimini» di Riccardo Zandonai)
"Sogno di Ottone" - atto 3°

Spera, dilegua, il dubbio
rasciuga le tue ciglia
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Francesco Paolo Frontini fu tra i pochi musicisti, oltre a Giovanni Simone Mayr (nom de guerre Aristotile), ad essersi ispirati alla leggenda di Adelasia e Aleramo.



Musicò Aleramo, mai rappresentata, e il Falconiere, che ha per soggetto ancora Adelasia e Aleramo ed è tratto dal libretto omonimo di Leopoldo Marenco (messo in musica nel 1878 da Tommaso Benvenuti)


Il lavoro doveva esser rappresentato al Teatro Comunale di Ferrara nel gennaio del 1897, ma per motivi di censura così non avvenne e l'opera andò in scena nel 1899 a Catania. 
   


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Bibliografia 
Dizionario universale dei musicisti, ed. Sonzogno 1929
Scena Illustrata, edizioni del 1899

* ho scritto questa biografia per wikipedia.





domenica 5 febbraio 2012

Giacomo Sacchero, chi era costui? (Catania, 1813 – 1875)

Giacomo Sacchéro (Catania14 gennaio 1813 – Catania16 settembre 1875) è stato un librettistapoeta e botanico italiano.

AI LETTORI
Ho scritto questi miei versi in differenti condizioni della vita, come veniano dall'anima; o per dir meglio, secondo che il cuore o il pensiero ricevean moto o calore dalle memorie dalle contemplazioni e dalle fantasie meste o gioconde— aborrendo sempre dalla tormentosa ipocrisia dei sistemi. G. S.

(collezione Frontini, 1844)
FANTASIE LIRICHE
Delle memorie il languido
Bacio mi resta..............
                               Tommaseo
Un Pellegrino
La più bella tra le rose 
Ne' miei campi un di fioria ; 
Nelle note armoniose 
L'usignuol per lei languia. 
Ben per essa ad un sorriso 
Schiusi il core in gioventù ; 
Or quel fior di paradiso 
Sullo stel non sorge più.

Dentro gli umili imareti,
Tra'palmizii, al Fiume-d'oro, 
Nelle reggie dei profeti, 
Corsi in cerca al mio tesoro. 
Finalmente io ritrovai 
Quell'amor che mio già fu; 
Ma dormia — nè lo svegliai 
Perchè il ciel non volle più.

Pei giardin del Suristano 
Presso a'talami di fiori 
M'aggirai sperando invano 
D'obliar gli antichi amori; 
Ma quell'aura di diletto 
Non avea per me virtù ; 
Tutto assorto in quell'affetto 
Piansi lei che non è più.

Gli anni giovani ho passato 
Sotto i chioschi di cristallo, 
Le odalische ho visitato 
Tra le conche di corallo ; 
Ma scontento questo core 
D'ogni gioia di quaggiù, 
Pensa sempre al primo amore 
Che veder non può mai più.
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Marinaresca (Il Gondoliere)





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Mattinata 

Sorgi, o il più bel degli angeli,
Lascia il guacial di fiori;
Già spiran dolci l'aure,
E l'alba i freschi umori
Stilla dall'aureo crin;
E sorridente e bella
Rallegra il ciel la stella...
Foriera del mattin.

Sorgi: vestito è l'aere
Di limpido zaffiro,
Simile a quel che splendere
Negli occhi tuoi rimiro,
Fanciulla mia fedel ;
E alla sua amica accanto
Scioglie d'amore il canto
L'armonioso augel.

Sotto i romiti salici
D'ombra ospital cortesi,
D'ove d'amor le timide
Tue prime voci intesi,
Vieni mio dolce amor;
E dai soavi incensi
Rapiti ancora i sensi
Ti volerò sul cor.

Ma non tardar-l'indugio 
Or m'è più reo che mai;
Tre lunghe notti io vedovo
Son dei tuoi baci, il sai
Nè ha tanta il cor virtù.
Vieni; abbracciarti io spero
Unico mio pensiero,
Per non lasciarti più !
ROMANZE



Il Masnadiero
Giovinetto, nei giorni felici
Ebbi anch'io fidi amici e fratelli;
Ma i fratelli, ma i reprobi amici
Mi lasciàro al lasciarmi di quelli:
E fratello ed amico leal
Mi rimase l'acuto pugnal.


Ebbi un padre — e la scure cadente
Pose fine a sua vita infamata ;
Una madre — ed è morta demente;
Un'amica—e me l'hanno involata...
Ahi! nel gaudio il superbo rival
Non temè quest'acuto pugnal.

In quell'ira un'orrenda vendetta,
Bestemmiando, giurai nel Signore.
Scorse un lustro — e in quell'anima abietta
Disbramai l' implacato furore :
E fumante del sangue rival


Solo e muto per monti e per grotte
Vo ramingo nel capo dannato;
Pur su'sterpi nell'umida notte
Dormo un sonno tranquillo e pacato,
Perchè sotto al mio rude guancial
Sta riposto l'acuto pugnal!
Volsi al cielo l'acuto pugnal.




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Caro Frontini,
Ho gustato e ammirato le vostre squisite romanze; bellissima la « Marinaresca ». Me la son fatta ripetere non so quante volte e ne sono commosso, e me la vado rimormorando nell' anima come un soave ricordo della giovinezza lontana. Lasciate che io vi abbracci e vi baci, mio caro, e mi dolga della fortuna che non v' ha dato ancora quei sorrisi che commuovono il mondo e consacrano la virtù. Mario Rapisardi

Biografia - Scritta per wikipedia



L'attività del Sacchèro si divide in due periodi, il primo dedicato alla letteratura e alla poesia, il secondo alle scienze con applicazione all'agricoltura.
Avviato alla carriera commerciale, nel 1835 si trova a Trieste, qui si dedicò agli studi letterari, verso i quali si sentiva attratto, stringendo relazione, a Venezia, con uomini eminenti. Scrisse da prima nei giornali; quindi seguendo l'impulso tentò la prova dei componimenti poetici. Negli anni 40 si trova a Milano, centro importantissimo della cultura italiana. "Scrisse non meno di 30 libretti d'opera, che furono tenuti in gran pregio, sia per la spontaneità del verso, sia per la rivelazione degli affetti, sia ancora per la forma, poiché uno fra i tanti meriti di quei suoi componimenti, fu quello di essersi cominciato a staccare dal così detto convenzionalismo, per quanto lo comportassero le ragioni artistiche dei tempi; sicché da taluno fu detto che molti dei libretti di lui, parevano scritti 20 anni dopo. La maggior parte di essi, dettati pel Teatro della Scala, per la Fenice di Venezia, pel Carlo Felice di Genova ebbero l'onore di venir musicati da Donizetti, dal Ricci, dal Pacini e da altri rinomati maestri" (G. Leonardi). Dopo il 48 è costretto all'esilio a Parigi, dove si appassionò degli studii botanici. Quando cadde il regime borbonico fu eletto deputato del nuovo Regno d’Italia, ma rassegnò il mandato di lì a poco. Continuò in politica, facendo parte della giunta comunale di Catania presieduta dal Cav. Antonino Alonzo. Morirà a Catania il 16 settembre 1875, all'età di 62 anni, in Via Garibaldi 154. Per i suoi meriti, i Savoia lo insignirono dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro(9 giugno 1861).                                                
« A GIACOMO SACCHERO anima gentile di poeta e di cittadino,
che gli ozii dolorosi dell'esilio decenne consolò con lo studio dei fiori
e con i fiori della. poesia,
la patria non immemore
pone questo ricordo. »
(Mario Rapisardi - Poemetti-Iscrizioni(1885))

Libretti d'opera 

  • Galeotto Manfredi, o Manfredi re delle due Sicilie, musica di Natale Perelli (Pavia, T. Re, 1839);
  • La Cantante per Gualtiero Sanelli (Milano, T. Re, 1841);
  • Corrado d'Altamura (Milano, Scala, 1841) e Vallombra (ivi, ivi, 1842) entrambi per Federico Ricci


  • Odalisa (Milano, Scala, 1842) 

  • Margherita di York (Venezia, Fenice, 1841)  per Alessandro Nini;

  • Caterina Cornaro p. Gaetano Donizetti (Napoli, S. Carlo, 1844);

  • L'ebrea p. Giov. Pacini (Milano, Scala, 1844) L;
  • I Luna ed i Pedrollo p. Pasquale Bona (ivi, ivi, 1844);

  • I Burgravi p. M. Salvi (ivi, ivi, 1845);

  • I Baccanti p. Uranio Fontana (ivi, Carcano, 1847)
  • Il profeta velato, dr., 4 parti, musica di Ruggero Manna (Trieste, Tr. Grande, autunno 1846)
  • Ariele, melo-dr., 3 atti, mus. Alberto Leoni (Milano, Tr. Filodrammatici, estate 1855)
  • Clarissa Harlowe p. Nat. Perelli (Vienna, Tr. Di Corte, 1858).

Poesie 

  • Fantasie liriche e Romanze, ed. Tipografia del Real Ospizio - Catania, 1844

Romanze 

(parziale)
  • Mattinata - melodia in sol - ed. F. Lucca
  • Marinaresca - ed. G. Perrone 

Bibliografia 

  • Giacomo Sacchero, un librettista Catanese alla Scala di Milano - di Giovanni Pasqualino - ed. Bastogi 2009
  • G. Leonardi, Elogio Accademico di Giacomo Sacchèro, nella seduta straordinaria dell'Accademia Gioenia il 16 luglio 1882, in "Atti dell'Accademia Gioenia di Scienze Naturali in Catania", Serie Terza - Tomo XVI, Tipografia di C. Galatola nel R. Ospizio di Beneficenza, Catania, 1882.
  • C. Schmidl, Dizionario Universale dei Musicisti, 2 voll. (Milano, 1887-89; 2a edizione, ivi, 1926-29; suppl, ivi, 1938; 3a edizione in 3 voli., Milano, 1938, vi. 2., pag. 445).

venerdì 3 febbraio 2012

Francesco Buccheri detto Boley (poeta e giornalista - Catania, 1878-1961)


Giacchì la me' carusa mi tradìu, 
Comu ricordu a lu so' tradimentu, 
Ju vogghiu dari a tia, litturi miu, 
'Stu libricèddu; e fazzu un juramentu 
Di non stampari cchiù 'sti fissarii 
Pirchì sicura e certu ti siddii. 
Ed ora cumpatiscimi si leggi 
'Sti versi scritti d'unu ca non reggi!
*****


Quando si parla di Francesco Buccheri-Boley non si può tacere che la bruttezza del suo naso contribuiva alla popolarità del poeta, così come ad essa contribuiva altresì il suo pseudonimo Boley che era piaciuto a tutti e particolarmente al ceto popolare a cui Boley, da quell'autentico poeta che era, fu sempre vicino e dal quale fu sempre amato.
Poeta  satirico  dialettale,  piccolo di statura, con occhi da bassotto e baffoni. I suoi versi mordaci colpivano col motto e la sferzata chi non s'adoperava per il bene della collettività.
*
(Risposta - a Crisantemu Rosa.)
Doppu di Rapisarda, cci scummettu, 
Lu secunnu puèta siti vui; 
Però tiniti, amicu, un gran difettu, 
Ca vi lu dicu e 'rresta tra di nui: 
Ca vi sintìti grossu... mentri siti 
Un' acidduzzu 'i virga 'ntra la riti.

Ed ju ccu genti grossi e prufissuri, 
Non cci vurrìssi avìri mai chi fari, 
Pirchì mi scantu ed haju lu timuri 
Di sceccu... comu ad jddi addivintari. 
E giacchì siti, amicu, di 'sti tali, 
Tinitivillu forti... 'stu tistali !



A seconda dell'ispirazione,  anche lui ha i momenti romantico-sentimentali, allora scrive dei veri e propri canti d'amore.
*
(a la Signurina A... S...)


Quannu lu Signuruzzu fici a Tia,
Senza vulirlu, cridu, appi a sbagghiari; 
Ju mi suppongu chi fari duvìa 
Un' angileddu pri 'ncelu rignari.

Ti desi li biddizzi di 'na Dia,
Ti fici un paru d' occhi pri 'ncantari 
A cu', pri so' furtuna, ti talìa 
Di 'ssa facciuzza li biddizzi rari !

Scrisse,  su giornali e riviste, molte centinaia di poesie, che raccolse in ventuno volumi (Cari ricordi, Tempu persu, Raggia d'amuri, Cosi co' micciu, Mali frusculi, Cannunati, L'ultimi cuzzati, eccetera): con la satira, ben si vede, anche il sentimento. Alcune sue composizioni furono musicate dai maestri Aiello, Lombardo, Reina, Salvatore Pappalardo e Nunzio Tarallo.
Boley amava Catania. Era perciò sempre pronto a difenderla da chiunque le facesse o ne parlasse male. In questo somigliava, si capisce a modo suo, a Saverio Fiducia. Per questo i catanesi gli volevano bene. La popolarità di Boley era fatta del suo amore per Catania e dell'amore dei catanesi per lui. Quando De Felice lo incontrava, si fermava: — oh caro Cicchi!, e lo abbracciava.
*
Lu me ritrattu! « Si sugnu bruttu non ci fari casu! / Quannu mi guardi non ti spavintari! / Si teni moddu lu tò nasu / Guardannu a mia ti lu farà attisari! / Tenimi espostu dintra la tò stanza, / Ti portirò furtuna a tutta ultranza! »




Bibliografia
Catania a zig zag, di F. Granata
Enciclopedia di Catania, ed. Tringale

lunedì 30 gennaio 2012

POESIA BARBARA a Sant' Agata - Don Chisciotte 1881


La Campana non gridi allo scandalo. Di barbaro in questa poesia non c'è che il metro; del resto le intenzioni sono delle più ortodosse.
Essa si trova inserita nel libro che porta per titolo: La poesia barbara nei secoli XV e XVI di Giosuè Cardacci. È dovuta alla penna, come si dice in istile giornalistico, di Leonardo Orlandini, accademico degli Accesi di Palermo. Ricorrendo la festa della Patrona catanese, abbiamo creduto di far cosa grata ai nostri lettori, mettendo loro sottocchi questa curiosità letteraria.
Ecco la poesia:

ALLA BEATA AGATA

De la fervente de' divini amori, 
Cui nè minacce, cui nè crudo scempio 
Torse dal camin vero de le stelle, 
Il coro canti.

D' Agata canti valorosa e saggia 
Il coro nostro. S' odano le voci 
Or da que' puri luminosi et almi 
Cori celesti.
         
Vint' ha sè stessa e di  lusinghe fitte 
Mondo fallace, ed animosa ha vinto 
Drago superbo, insidioso e fiero 
Al seme umano

Svelse la mamma duro ferro d' ella, 
Tal che poi lieta merito in prigione 
Dal divo vecchio e venerando aver la 
Mamma celeste.

Spense le fiamme lieta e tutt'umile; 
E furo morti i più diletti e fidi 
Del tiranno empio; ove stupì tremando 
Catania tutta.

Diva celeste, che la patria nostra 
Rend' onorata, o glorioso spirto, 
Prega tu 'l sommo re, la tua Triquetra 
Scorga benigno.

Agata, or mira da le stelle, e vieni, 
Agata, or lieta da i superni regni, 
E teco il coro de gli eletti spirti 
A la tua festa.