Francesco Paolo Frontini (Catania, 6 agosto 1860 – Catania, 26 luglio 1939) è stato un compositore, musicologo e direttore d'orchestra italiano.

«Bisogna far conoscere interamente la vera, la grande anima della nostra terra.
La responsabilità maggiore di questa missione dobbiamo sentirla noi musicisti perchè soltanto nella musica e nel canto noi siciliani sappiamo stemperare il nostro vero sentimento. Ricordatelo». F.P. Frontini

Dedicato al mio bisnonno F. P. Frontini, Maestro di vita. Pietro Rizzo

martedì 24 gennaio 2012

Mario Rapisardi e gli "errori" di internet.

In occasione del centenario della morte del Poeta si riscontra un minimo fermento da parte di articolisti del web. Che ben vengano! Basta che si scrivi del Poeta, bistrattato dalla "cultura" ufficiale. Ma, l'avvertimento è d'obbligo, alcune notizie biografiche hanno poco dello storico e sono superficiali. Qui si riportano alcuni esempi che, vogliono indurre gli autori a non rincorrere dicerie infondate e prive di bibliografia.


1) Mario Rapisardi (Originariamente Rapisarda(?). Rapisardi si chiamò poi, in sottinteso omaggio a uno dei suoi autori preferiti, Leopardi).


* Una tesi del genere è inverosimile per due motivi: uno, non viene rilevata nell'atto di nascita e il secondo, dimostra una totale disconoscenza dell'animo e del carattere del Poeta che, poco era propenso a piccinerie.
Trascrizione atto di nascita
« Comune di Catania. Ufficio dello Stato Civile. Estratto dal Registro degli Atti di nascita dell'anno 1844. Rapisardi Mario. L'anno 1844 il dì ventisei del mese di febbraio alle ore diciotto avanti di Noi D. Giuseppe Pappalardo Senatore agg. ed uffiziale dello Stato Civile del Comune di Catania, Distretto di Catania, Provincia di Catania, è comparso D. Salvatore Rapisardi di anni trentaquattro di professione Patrocinatore domiciliato strada del Penninello quale ci ha presentato un maschio, secondoché abbiamo ocularmente riconosciuto ed ha dichiarato che lo stesso è nato da D. Maria Patti sua moglie di anni ventisei domiciliata ivi col marito e da detto dichiarante di anni come sopra nel giorno venticinque del mese di febbraio anno 1844 alle ore ventuno nella casa di detto dichiarante. Lo stesso ha inoltre dichiarato di dare al fanciullo il nome di Mario. La presentazione e dichiarazione anzidetta si è fatta alla presenza di Giovanni Distefano di anni cinquanta di professione possidente, regnicolo, domiciliato strada Montesano e di Alfio Zuccarello di anni trentuno di professione mediatore, regnicolo, domiciliato strada Maddalena testimoni intervenuti al presente atto, da esso Signor Rapisardi padre prodotti. Il presente atto che abbiamo formato all'uopo è stato scritto in due registri, letto al dichiarante ed ai testimoni, ed indi nel giorno, mese ed anno come sopra firmato da noi Salvatore Rapisardi, Giovanni Distefano. Alfio Zuccarello, Pappalardo ».


2) Rapisardi iniziò i suoi studi dai gesuiti (?)
 * Sembra voler fare intendere che, Rapisardi era internato presso i Gesuiti.
La risposta migliore è in una sua intervista.  Da ragazzo, ebbe come istitutori due preti ed un frate: i primi due gli insegnarono “grammatica, retorica e lingua latina”; il terzo “ un intruglio psicontologico che egli gabellava per filosofia “. Vedi QUI

3) Amelia Poniatowski, figlia di genitori ignoti (?)
*(tratto da Breviario Rapisardiano, di Alfio Tomaselli).... C'è da notare intanto l'animo aperto e risoluto della fanciulla che ben sentiva di esser la figlia del principe Carlo Poniatowski «gran signore fiorentino _- scrive Ugo Pesci nel suo libro Firenze capitale — d'origine polacca e reale discendente da Stanislao Poniatowski, re di Polonia».
Non è poi superfluo aggiungere che del padre e dei suoi antenati ella era la viva riproduzione nei nobili-tratti del viso e delle fattezze. 
Il Rapisardi nell'87 mandò al principe Carlo Poniatowski una lettera, credendo suo dovere dargli notizie di Amelia e informarlo come essa da due anni si trovava in casa sua benvoluta e rispettata. Gli diceva fra l' altro: « Ma le nostre cure più affettuose non valgono a distrarla dal pensiero dolorosissimo che i suoi genitori l'hanno abbandonata e dimenticata. Non se ne può proprio dar pace. C'è dei giorni che par d'impazzire. Non potrebbe Ella, sig. principe, scriverle qualche volta e confortarla, assicurandola del suo affetto paterno e dandole almeno sue nuove? ».
Gli spediva nello stesso tempo una copia del Giobbe.
Non rispose il principe. Ma in data 21 maggio 1887, da S. Pancrazio presso Lucca, scrisse la P.ssa M.sa Montecatini, con la compitezza di patrizia analfabeta, in questi termini : « Signore Professore — Non potendo mancare ai doveri di Educazione che si devono alla Sua destinta persona rispondo Io alla Sua lettera diretta al Principe. Devo dunque avvertirlo che il Sud.to [suddetto] è malato di parecchi mesi e che non riceve lettere di nessun genere ne si occupa più di quella ne di nessuno ne gli sarebbe permesso di farlo, ne potrebbe farlo. Tutte le lettere passano per le mie mani. Tanto per sua regola... Ho ricevuto pure il Bellessimo Poema e aspetto gli ordini da lei sig. Professore se devo ritenerlo o rinviarlo, giacché è impossibile presentarlo al Principe nelle condizioni attuali ». Più, nulla.
VI.
L' Amelia morì il 19 settembre 1914 alle ore diciannove e trenta minuti, nella medesima casa, in cui aveva passato ventisei anni di clausura.
Adesso riposa nel camposanto di Catania.
La sua tomba di pietra lavica lisciata, che ha il basamento di m. 2,14 X 1,03, è sormontata da una statua di bronzo, grande al vero, la Vestale.
Sotto il medaglione, pur di bronzo, è l'epigrafe: Creatura unica — Amelia — inspiratrice del genio — di — Mario Rapisardi.

I genitori di Amelia
Amelia
 Bibbliografia
* Catania a zig zag, di Francesco Granata - ed. G. Brancato
* Breviario Rapisardiano, di Alfio Tomaselli - ed. Fratelli Viaggio-Campo
* Il primo passo - Note autobiografiche - ed. A. Sommaruca & c. 

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